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Virus Ebola: l’origine va cercata nei pipistrelli

L'allarme ebola è ancora alto nell'Africa occidentale e la paura di tutti è che possa espandersi anche in altri Paesi, causando una vera epidemia mondiale. L'Organizzazione Mondiale della Sanità è in allerta e concentra le sue ricerche sul contagio animale

Salute
Pubblicato il 23 settembre 2014, alle ore 21:41

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Virus Ebola: l’origine va cercata nei pipistrelli

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) conferma la preoccupazione riguardo all’epidemia del virus ebola di questi ultimi mesi, che sembra inarrestabile. Sono state adottate misure di sicurezza per tenere sotto controllo l’espandersi del virus che, se varcasse i confini del continente africano, metterebbe in guai seri l’intera popolazione mondiale.

Questa malattia altamente infettiva non ha cura, ma le recenti ricerche stanno già facendo progressi; le cause di questa violenta epidemia, andrebbero cercate in una specie di pipistrello dell’Africa subsahariana, il cui sangue racchiuderebbe il ceppo dell’ebola. Già nel 2005, le ricerche portarono all’isolamento di tre specie di pipistrelli che furono identificati come portatori del virus ma, non mostrando alcun sintomo, sono stati ritenuti ospiti naturali, o semplicemente riserve virali.

Negli anni passati tracce di ebolavirus furono scoperte in carcasse di gorilla e scimpanzé e furono considerate la fonte di un’epidemia durata dal 2001 al 2003. Tale contagio non aveva però le proporzioni di quello che sta mettendo in ginocchio l’Africa occidentale in questi giorni. La gravità della situazione ha quindi spinto la comunità scientifica ad andare oltre; il primo sospettato sarebbe quindi il pipistrello dalla testa a martello, una specie autoctona della zona.

Ma come ha potuto questo animale provocare una così grande epidemia, vivendo solo nell’entroterra della zona boschiva e non nelle grandi città? Semplice, il consumo sempre più diffuso del cosiddetto “bush meat” (carne della boscaglia). La “zuppa di pipistrello” è in queste zone una specialità locale, il che non sarebbe rischioso dato che il virus muore con la cottura. Il problema deriverebbe, come per molte altre malattie, dalla carne poco cotta che costituirebbe la sopravvivenza del virus e quindi il passaggio dall’animale all’uomo. In Guinea Equatoriale vige infatti già il divieto di consumare qualsiasi tipo di “bush meat” (quindi anche carne di pipistrello) e questa misura di sicurezza verrà presto seguita da altri Paesi.

I metodi per contenere il virus puntano inevitabilmente a limitare il traffico aereo e a cancellare voli con rotte nella zona fulcro dell’epidemia. Il problema è che tali restrizioni ostacolerebbero i soccorsi e potrebbero contribuire al’ulteriore aggravarsi della situazione. L’OMS punta evidentemente a salvaguardare il resto del mondo, in particolare l’Occidente; un eventuale contagio creerebbe, oltre ai disagi umani, anche il black out dell’economia causando molti più danni del previsto. L’economia interna di Nigeria, Liberia e Guinea Equatoriale è infatti già al collasso. L’OMS intanto serve un miliardo di dollari per far fronte all’emergenza.

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