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Tumore alla prostata: presto l’uso dei cani per diagnosticarlo

Per diagnosticare il tumore alla prostata potrebbero presto essere utilizzati dei cani addestrati appositamente. Lo studio va avanti, ma i primi dati sono incoraggianti

Salute
Pubblicato il 6 giugno 2014, alle ore 16:46

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Tumore alla prostata: presto l’uso dei cani per diagnosticarlo

Per diagnosticar il tumore alla prostata potrebbero presto essere utilizzati dei cani addestrati appositamente, è questo l’annuncio che è stato fatto durante il 21esimo Congresso Nazionale dell’Auro (associazione Urologi Italiani), dove si sono riuniti oltre 500 specialisti in materia e che si conclude oggi a Roma. “L’urina dei malati – ha spiegato Gianluigi Taverna, responsabile del Centro di Patologia Prostatica presso l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano) – ha un odore particolare, che cani specificatamente addestrati sono in grado di percepire e riconoscere: per questo nel 2012 abbiamo attivato uno studio di ricerca in collaborazione con il Centro Militare Veterinario di Grosseto (CEMIVET), patrocinato dallo Stato Maggiore della Difesa. Nella prima fase, che si e’ conclusa pochi mesi fa, abbiamo coinvolto 902 persone, suddivise tra sane e affette da cancro della prostata di diversa aggressività. Zoe e Liu, due pastori tedeschi altamente addestrati, hanno annusato pochi millilitri delle loro urine e i risultati sono stati superiori alle aspettative: hanno evidenziato una sensibilità superiore al 98 per cento e una specificità superiore al 96 per cento, dati attualmente inimmaginabili se confrontati alle procedure diagnostiche in uso”.

Non è la prima volta che le grandi abilità dei cani vengono utilizzati a scopi medici. “L’aiuto di questi animali – ha aggiunto il Colonnello Lorenzo Tidu, Centro militare veterinario dell’Esercito – può essere fondamentale: basti sottolineare che possiedono circa 200 milioni di cellule olfattive rispetto alle 50 degli esseri umani. I cani, precedentemente ammaestrati a riconoscere i campioni di urine dei pazienti affetti da tumore prostatico, hanno dimostrato una spiccata capacità di selezionare i campioni positivi, con un margine di errore trascurabile”.

Una ricerca del genere ha avuto buoni risultati anche negli Stati Uniti. “Abbiamo presentato questi risultati al 109esimo Meeting annuale dell’American Urological Association (AUA), che si e’ svolto a maggio negli Stati Uniti a ha sottolineato Taverna a e gli americani hanno presentato questa scoperta come una ‘reale opportunità clinica’ al servizio di noi specialisti. Negli ospedali e’ presumibile che non vedremo i cani come ci capita negli aeroporti a ha aggiunto Graziotti, presidente AURO e responsabile dell’Unita’ Operativa di Urologia dell’Istituto Humanitas a ma resta ‘la magia’ che animali opportunamente addestrati siano piu’ affidabili di qualsiasi attuale test diagnostico nell’identificare un paziente con neoplasia prostatica”.

La ricerca al momento è ancora in corso, ma i dati emersi dalla prima fase di ricerca sembrano far sperare per il meglio.  “Dalla conclusione della prima fase – ha concluso Taverna – è emerso in modo chiaro che i presupposti intuiti 20 anni orsono sono stati confermati. Per tale ragione e’ attualmente in corso la seconda parte dello studio che si concluderà entro un anno”.

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