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Tumore al colon: ricercatori dell’ISS scoprono l’esistenza di cellule tumorali “dormienti”

Nello studio del tumore al colon, i ricercatori dell’ISS hanno individuato delle cellule tumorali dormienti, chiamate in questo modo perché, pur rimanendo inattive per anni, possono risvegliarsi dimostrandosi molto resistenti alle terapie.

Salute
Pubblicato il 10 gennaio 2020, alle ore 12:43

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Tumore al colon: ricercatori dell’ISS scoprono l’esistenza di cellule tumorali “dormienti”

In quello che è lo spasmodico tentativo di comprendere i meccanismi che danno vita al proliferare dei tumori, un’équipe di ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità capeggiato da Ann Zeuner, ha compiuto un ulteriore passo in avanti nella comprensione della resistenza del tumore al colon alle ordinarie terapie in campo oncologico.

La loro ricerca apparsa sul Journal of Experimental and Clinical Cancer Research e resa possibile grazie al fondamentale contributo di Fondazione Airc, ha permesso di individuare la presenza di alcune cellule tumorali quiescenti. In altre parole gli studiosi sono stati in grado di localizzare una ristretta popolazione di cellule in stato di “dormienza”.

Le cellule tumorali quiescenti si possono paragonare ai semi delle piante, in quanto possono rimanere inattive a lungo e resistere a condizioni ambientali avverse per poi risvegliarsi e rigenerare un tumore a distanza di molti anni” ha precisato Ann Zeuner cercando di spiegare le peculiarità salienti di queste cellule.

A differenza quindi della maggioranza di tutte le altre cellule tumorali, quelle osservate non sono in grado di riprodursi, ma di continuare a vivere in stand-by per anni anche in condizioni sfavorevoli. Ciononostante, in qualsiasi momento possono risvegliarsi, mettendo in campo tutto il loro potenziale cancerogeno, che si esprime in una maggior resistenza alle terapie per il tumore al colon, una patologia che rappresenta al giorno d’oggi la seconda forma di cancro più diffusa tra le donne e la terza tra gli uomini.

Alla luce di questa scoperta, la comunità medico-scientifica ha ora necessità di approfondire meglio come queste cellule dormienti si originino e quali siano i loro punti deboli. Solo sapendone di più sarà possibile trovare le opportune contromisure necessarie per neutralizzarle o quanto meno impedire che si riattivino. Allo stesso tempo la loro conoscenza permetterà di formulare delle terapie molto più efficaci rispetto a quelle attualmente in uso.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Più si studiano i tumori, più ci si rende conto di quanto questo genere di male sia ben strutturato. A sovraintenderlo c'è una lunga serie di processi e meccanismi, che si spera al più presto di comprendere e sabotare. Solo in questo modo, anziché combatterli, un giorno saremo addirittura in grado di far sì che nessuno sia più in grado di potersi ammalare di tumore.

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Commenti
Furio Gullà
Furio Gullà

11 gennaio 2020 - 11:07:54

Mi sa di avere questo tipo di problema

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