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Sindrome della morte psicogena: apatia e solitudine

E' una patologia psicologica che si riconosce dall’apatia e dalla solitudine. Se non curata adeguatamente porta al decesso. A rischio coloro che hanno vissuto un trauma e non riescono a superarlo

Salute
Pubblicato il 14 novembre 2018, alle ore 08:29

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Sindrome della morte psicogena: apatia e solitudine

Caratteristiche della morte psicogena sono la solitudine e l’isolamento, lo conferma uno studio diretto da John Leach, un ricercatore britannico, e condotto presso la Portsmouth University.

Sono molte le persone colpite da questo fenomeno, eppure è ancora poco studiato e conosciuto. La sindrome della morte psicogena colpisce soprattutto i prigionieri e i superstiti di guerra, i naufraghi e gli scampati agli incidenti di aereo.

Lo studio

La morte giunge, anche se lentamente, in tre settimane dal momento in cui si manifestano i segnali. Secondo il dottor Leach – si legge nell’articolo pubblicato sulla rivista scientifica Mental Hypotheses – non si tratta di suicidio o di una semplice forma di depressione, perchè la morte psicogena porta a un atto di arresa e di rinuncia alla vita. Questo atteggiamento è facilmente rintracciabile in chi ha vissuto un evento tanto traumatico da non riuscire a risollevarsi e ricominciare a vivere.

La morte psicogena diventa per il soggetto colpito un modo per difendersi e sfuggire al dolore e alla sofferenza. Il primo segnale della morte psicogena in una persona è il voler isolarsi rinunciando a tutto e a tutti, perchè nulla è più interessante ai suoi occhi. Solitudine e apatia diventano tutto il mondo di questa persona; nessuna decisione e nessuna iniziativa è più in grado di smuoverla, perché demotivata e priva di energia.

Alla base della morte psicogena c’è l’apatia fatale, uno stato molto pericoloso perché porta in poche settimane alla “disintegrazione della persona”. Improvvisamente la mente della persona si seda, più nulla è degno di attenzione, di interesse, nulla fa provare gioia o dispiacere. È a questo punto che la patologica diventa preoccupante e ormai devastante.

Una scintilla di speranza arriva proprio dal ricercatore John Leach il quale sostiene che da questa sindrome che conduce alla morte, si può guarire. Secondo il ricercatore il processo dell’apatia fatale è reversibile grazie a un concreto aiuto psicologico.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Mi pare di aver visto affrontare il tema della morte psicogena in un film, ma ho un ricordo vago. Certamente spaventa le persone che girano attorno a questa persona: la famiglia, gli amici che vedono chiudersi in un silenzio impenetrabile e morire una persona cara. Accorgersi in tempo della sindrome significa salvarla.

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