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Scoperta una correlazione tra alimentazione e memoria a lungo termine

Un recente studio ha dimostrato una possibile correlazione tra la sonnolenza dopo i pasti e la creazione di memorie a lungo termine, il tutto regolato dalla stessa molecola.

Salute
Pubblicato il 30 ottobre 2019, alle ore 10:26

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Scoperta una correlazione tra alimentazione e memoria a lungo termine

Quasi sicuramente abbiamo tutti sperimentato quella sensazione di sonnolenza dopo i pasti, specialmente dopo un pasto abbondante. Tuttavia, quali sono le ragioni dietro ciò? L’ipotesi più comune è legata al fenomeno della digestione. Tuttavia, l’Università di New York aggiunge dell’altro grazie alle sue ricerche: la sensazione di sonnolenza dopo i pasti potrebbe essere un modo per promuovere la formazione di memorie a lungo termine.

Questa ipotesi deriva da una serie di esperimenti che hanno coinvolto la Aplysia californica, una lumaca di mare americana. La scelta dell’Aplysia californica non è casuale: si tratta infatti di uno dei modelli animali più utilizzati per indagare i processi di apprendimento e memoria. Questo perchè è dotata di neuroni molto grandi (addirittura più grandi di quelli presenti nel cervello umano) e in numero piuttosto limitato.

Durante questo studio sono state prese in considerazione l’insulina (che negli esseri umani viene prodotta con l’alimentazione al fine di permettere alle cellule di assorbire i nutrienti dal sangue e conservarli come scorte di grasso) e un altro ormone molto simile, chiamato “insuline-like growth factor 2“, che è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema nervoso centrale, in particolare nel caso della formazione della memoria a lungo termine.

Per l’Aplysia, le due funzioni appena citate, metaboliche e di modulazione neurale, sono svolte da una singola molecola, simile all’insulina, prodotta nel sistema nervoso e responsabile sia di rafforzare le connessioni tra neuroni (e sedimentare quindi le memorie), sia di promuovere l’assorbimento dei nutrienti nei tessuti del corpo.

La differenza tra queste lumache e gli esseri umani è che con l’evoluzione l’uomo ha progressivamente separato queste due funzioni, rendendole parzialmente indipendenti, mentre invece le lumache hanno lasciato questo sistema del tutto inalterato.

Grazie a questi risultati si potrebbe aiutare a comprendere i meccanismi con cui l’insulina e molecole simili svolgono il loro ruolo nell’alimentazione e nella formazione dei ricordi, sia negli esseri umani che negli altri animali.

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Cosa ne pensa l’autore
Carlo Crescenzi

Carlo Crescenzi - Penso sia possibile una correlazione, sarebbe un fenomeno davvero molto interessante. Non immaginavo la presenza di una simile molecola nella lumaca Aplysia californica. Magari, man mano che andranno avanti gli studi e questa ipotesi dovesse essere confermata, si potrebbe studiare in che modo sfruttare questa correlazione a nostro vantaggio, con l'ideazione di farmaci ad hoc per alcune patologie come l'Alzheimer.

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