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Rifarsi il seno aumenta le possibilità di sviluppare un tumore

Le protesi al silicone possono aumentare i rischi di ammalarsi di una rara forma di tumore. A finire sotto accusa sono le protesi mammarie ruvide, quelle più utilizzate in quanto garantiscono un effetto visivo molto naturale

Salute
Pubblicato il 29 novembre 2018, alle ore 13:58

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Rifarsi il seno aumenta le possibilità di sviluppare un tumore

Aumentare la taglia del proprio seno con delle protesi al silicone può determinare un maggior rischio di insorgenza di un tumore. A rivelarlo è stata un’inchiesta condotta dall’International Consortium of Investigative Journalists, un consorzio che riunisce i giornalisti di diverse testate europee. 

Stando ai risultati emersi dalla loro ricerca, le protesi utilizzate per rifarsi il seno potrebbero contribuire a sviluppare il linfoma anaplastico a larghe cellule (ALCL). A confermare questa conclusione c’è anche l’FDA, la Food and Drug Administration, l’agenzia statunitense per gli alimenti e i farmaci. A finire nell’occhio del ciclone sono le protesi ruvide, quelle più di largo utilizzo, in quanto garantiscono un effetto visivo decisamente più naturale rispetto alle lisce.  

L’allarme

Dopo i nove casi di vittime accertate negli Stati Uniti, anche in Europa si sta cercando di correre ai ripari. Nonostante il rischio di contrarre il tumore sia molto basso, in alcuni paesi i medici hanno scelto di sospendere l’uso delle protesi ruvide in attesa di nuovi test. Suzanne Turner dell’Università di Cambridge, ha rilasciato un’intervista alla Bbc in cui ha rivelato che “il possibile legame con il tumore ci preoccupa. Il rischio è piccolo ma è un rischio su cui dovremmo investigare e di cui dovremmo essere informati”. 

Al momento i dati in merito a questa patologia sono frammentari e contraddittori. Secondo le autorità britanniche, il rischio di ammalarsi di tumore sarebbe di uno ogni 24mila impianti. In altri paesi come L’Olanda, l’incidenza sarebbe invece maggiore, in quanto legata all’utilizzo di materiali definiti “non puri”.

Al momento le autorità sanitarie non se la sentono di lanciare un vero e proprio allarme. Come svelato dall’FDA, il sospetto dell’esistenza di una possibile relazione tra protesi e tumori è sorta nel 2011. Dopo le notizie giunte da diversi paesi del mondo, la neoplasia è stata sconfitta rimuovendo la protesi; solo in alcuni casi circoscritti è stato necessario agire per mezzo di sedute di radio e chemioterapia.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Al momento attuale i dati in mano alla comunità medica internazionale non sono sufficientemente chiari per capire quale relazione esista tra le protesi al seno e i tumori. È chiaro che si rendono necessari ulteriori test e indagini. Fino a quel momento i dottori dovrebbero comunicare alle pazienti il possibile rischio, in modo tale che siano in grado di poter arrivare ad una scelta informata.

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