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Rapporto shock dell’Unicef: nel mondo ogni 5 secondi muore un bambino

Secondo le stime congiunte di alcune organizzazioni internazionali come l’Unicef e l’OMS, nel 2017 in tutto il mondo sono morti 6,3 milioni di bambini di età inferiore ai 15 anni, in altre parole uno ogni 5 secondi.

Salute
Pubblicato il 20 settembre 2018, alle ore 11:28

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Rapporto shock dell’Unicef: nel mondo ogni 5 secondi muore un bambino

Pur avendo raggiunto degli standard di vita sempre migliori, la mortalità infantile continua a rappresentare un serio problema. Lo scorso anno i bambini di età inferiore ai 15 anni che hanno perso la vita nel mondo sono stati circa 6,3 milioni. A riportare questa triste statistica è stato un rapporto congiunto a cui hanno partecipato l’Unicef, l’Oms, la Divisione delle Nazioni Unite per la Popolazione e il Gruppo della Banca Mondiale.

La drammaticità di questa cifra emerge ulteriormente se si pensa che equivale ad un decesso ogni 5 secondi. Il che vuol dire che ad ogni minuto ci sono 12 bambini che non riescono a sopravvivere.

Il rapporto dell’Unicef

Secondo questo dossier, la maggior parte di questi decessi avviene prima del compimento dei 5 anni di età. Parliamo di una cifra pari a 5,4 milioni di individui, di cui circa la metà circoscritta ai soli neonati che muoiono in concomitanza del parto o subito dopo. Rispetto al dato del 1990 che ne registrava 12,6 milioni, si è compiuto un netto passo in avanti, ma tutto ciò non nega che rimanga pur sempre un dato preoccupante.

Il luogo dove è più difficile sopravvivere rimane l’Africa Subsahariana. Qui si concentrano il 50% delle morti, mentre il rimanente 30% è appannaggio dell’Asia Meridionale. Se nei paesi a alto reddito a non raggiungere il quinto compleanno è un bambino su 185, nell’Africa Subsahariana è addirittura 1 su 13. “Senza un’azione immediata, entro il 2030 moriranno 56 milioni di bambini sotto i 5 anni, la metà dei quali neonati“, ha sentenziato Laurence Chandy, Direttore dei Dati, Ricerca e Politiche dell’Unicef. È sì vero che guardando al 1990 le statistiche sembrano sorriderci, ma non si può assolutamente abbassare la guardia. “Con soluzioni semplici come medicine, acqua pulita, energia elettrica e vaccini, possiamo cambiare questa realtà per ogni bambino”.

I maggiori pericoli rimangono sempre legati a patologie come la polmonite, la diarrea, la malaria o la sepsi neonatale. Crescono poi i rischi di morte legati ad eventi violenti come incidenti stradali ed annegamenti. Anche in questo caso sono i bambini dell’Africa Subsahariana ad essere i più esposti: il rischio è per loro 15 volte più alto rispetto ad un coetaneo che vive in Europa. I numeri fanno emergere poi un’altra serie di problematiche: innanzitutto i rischi maggiori rimangono concentrati nel primo mese di vita. In secondo luogo anche all’interno di una stesso paese possono coesistere delle evidenti disparità: non a caso nelle zone rurali il tasso di mortalità è più alto del 50% rispetto alle aree urbane.  

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Il rapporto diffuso dall’Unicef mette a nudo il problema della mortalità infantile. Ancora oggi sono tanti i bambini che non sopravvivono ai 5 anni. Nella maggior parte dei casi il fenomeno è circoscritto alle aree più povere, quelle che in altre parole si trovano in condizioni paragonabili a quelle che in Europa imperavano molti decenni fa. Anche in quelle circostanze morivano tanti bambini, poi con il progressivo benessere la situazione è andata migliorando. Fino a quando ciò non avverrà anche in queste realtà, sarà difficile che qualcosa possa cambiare.

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