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Portare a spasso il cane aumenta il rischio Covid del 78%

Una ricerca dell’Università di Granada, dopo aver analizzato le abitudini di un campione di 2.086 persone, è arrivata alla conclusione che portare a spasso il proprio cane è una delle attività a maggior rischio contagio da Covid.

Salute
Pubblicato il 24 novembre 2020, alle ore 12:15

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Portare a spasso il cane aumenta il rischio Covid del 78%

Miglioreranno il benessere psico-fisico dei loro padroni e favoriranno i legami sociali, ma i cani hanno anche dimostrato di poter aumentare il rischio infezione da Coronavirus. A farlo presente è uno studio spagnolo condotto dall’Università di Granada (UGR) e dalla Scuola Andalusa di Salute Pubblica, dopo aver analizzato le attività che un campione di 2.086 individui ha svolto tra marzo e maggio 2020 durante il lockdown.

La ricerca pubblicata sulla rivista Environmental Research, ha permesso di appurare che l’attività più rischiosa sia stata quella di farsi consegnare la spesa a casa. In questa circostanza il rischio infezione sarebbe aumentato del 94%; per gli scienziati iberici, la più classica spesa eseguita direttamente in negozio è risultata quindi decisamente più sicura.

Allo stesso tempo, anche andare a lavorare in ufficio ha aumentato del 76% il rischio di poter essere colpiti dal Covid-19. In altre parole telelavoro e smart-working hanno effettivamente permesso di ridurre il numero dei contagi. Ma tra le attività che più hanno esposto alla possibilità di ammalarsi, troviamo quella di uscire con il cane; chi stufo di rimanere rinchiuso in casa, per prendersi una boccata d’aria ha usato la scusa di dover portare a spasso il proprio quadrupede, nei fatti ha incrementato la probabilità di contrarre il virus del 78%.

Come spiegato da Cristina Sánchez González, coautrice dello studio, una volta all’aperto, molti proprietari di cani prestano meno attenzione ai contatti con il prossimo. Confinati a lungo in casa, concedersi una chiacchiera con chi si incontra per strada può però risultare una scelta deleteria.

La ricercatrice arriva poi a sollevare una serie di interrogativi che al momento rimangono senza risposta. Come da lei ribadito, “non abbiamo abbastanza informazioni disponibili per dire se i cani stessi sono portatori del virus, o se i proprietari sono infettati da oggetti contaminati, che è più probabile che maneggino”.

Se diversi studi hanno confermato che i cani possono risultare positivi senza sviluppare sintomi, non è da escludere che anche nel loro caso si possa replicare quanto già visto con i visoni, capaci di trasmettere all’uomo un ceppo mutato del virus, evento che ha sollevato la forte preoccupazione della comunità medico-scientifica internazionale e che ha comportato l’inevitabile abbattimento di migliaia di esemplari.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - A distanza di quasi un anno dall’inizio dell’emergenza sanitaria, sono ancora molti i dubbi legati al Covid-19. La frenesia e l’ansia con le quali si cerca di fornire delle risposte ai mille interrogativi non sono certo di aiuto, perché non consentono di lavorare serenamente e di prendere le decisioni più opportune. L’idea è che ci vorrà ancora molto tempo prima di scoprire quali siano i segreti di questo temibile virus.

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