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Nuova terapia nasale per pazienti affetti da morbo di Alzheimer

Una recente ricerca italiana, pubblicata sulla rivista "Stem Cells Translational Medicine", ha portato allo sviluppo di uno spray nasale a base di vescicole derivate da cellule staminali in grado di rallentare il decorso del morbo di Alzheimer.

Salute
Pubblicato il 12 giugno 2020, alle ore 12:59

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Nuova terapia nasale per pazienti affetti da morbo di Alzheimer

Il morbo di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa progressivo che distrugge le cellule del cervello, comportando irreversibilmente un deterioramento delle funzioni cognitive (memoria, ragionamento e linguaggio). Questa patologia conta nel nostro Paese, secondo la Federazione Alzheimer Italia, un numero di malati che supera il milione; di questi il 74% circa è donna e quasi la metà ha tra i 75 e gli 84 anni.

Il morbo di Alzheimer non è guaribile ad oggi, ma esistono tuttavia farmaci che possono attenuare alcuni sintomi e ridurre i disturbi del comportamento. Una recente ricerca, pubblicata sulla rivista specializzata “Stem Cells Translational Medicine” e condotta da Silvia Coco dell’Università di Milano Bicocca, ha portato allo sviluppo di una nuova terapia, basata su uno spray nasale, in grado di rallentare il decorso del morbo di Alzheimer, difendere i neuroni e ridurre la formazione di placche tossiche della sostanza beta-amiloide.

La terapia, ovviamente ancora in fase sperimentale, è stata testata sui topi di laboratorio. La terapia, consistente in due iniezioni nasali a distanza di poche ore l’una dall’altra, prevede la somministrazione, attraverso una spray nasale, di vescicole derivate dalle staminali. L’esperta ha così scoperto un effetto antinfiammatorio su ippocampo e corteccia enterinale, che sono proprio le aree maggiormente affette da Alzheimer.

La dott.ssa Silvia Coco ha spiegato: “Non sappiamo esattamente cosa contengano le vescicole. Possono contenere proteine e grassi e anche piccoli pezzetti di materiale genetico; il tentativo delle prossime ricerche sarà capirne il contenuto, per capire in che modo sortiscono l’effetto antinfiammatorio notato che sembra perdurare almeno fino a 25 giorni dalla somministrazione”.

Si sono inoltre osservati anche effetti protettivi sul neurone e un’azione preventiva sulla formazione di placche tossicheIl prossimo passo sarà constatare, sempre sui roditori affetti da Alzheimer, se gli effetti finora evidenziati si traducano poi di fatto in un miglioramento cognitivo e comportamentale.

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Cosa ne pensa l’autore
Francesca Paola Scimenes

Francesca Paola Scimenes - Dal momento che ad oggi non esistono cure risolutive per il morbo di Alzheimer, penso sia importante perlomeno ricercare dei trattamenti in grado di attenuarne i sintomi e far sì che i pazienti affetti da questa malattia conducano il più possibile una vita autonoma e normale. Quindi mi auguro che questo nuovo trattamento dia i risultati sperati sui topi, per passare poi alla sperimentazione sull'uomo.

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