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Non riesci proprio a ricordare i nomi? Una ricerca spiega il perchè

Conoscete delle persone nuove, vi presentate e dopo pochi minuti vi siete già dimenticati tutti i nomi? Una ricerca scientifica spiega il perchè alcune persone fanno difficoltà a ricordare i nuovi nomi.

Salute
Pubblicato il 28 giugno 2017, alle ore 10:29

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Non riesci proprio a ricordare i nomi? Una ricerca spiega il perchè
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Quante volte vi è capitato di dimenticare il nome di una persona che si è appena presentata stringendovi la mano? Una situazione in cui siamo passati tutti almeno una volta, si crea un enorme imbarazzo e si teme di aver fatto una pessima figura. In genere si tende ad ironizzare sull’età che avanza o sul bisogno di assumere più omega3, ma in realtà c’è una spiegazione scientifica molto precisa dietro a questo fenomeno, e non c’entra con la vecchiaia.

Il professore di neurobiologia della UCLA, Dean Buonomano, ha spiegato al team di Business Insider la vera ragione scientifica per la quale si tende a dimenticare il nome di una persona che si è appena presentata. “Il cervello umano è il dispositivo più complicato che esiste nell’universo” spiega il professore, ma anche questo dispositivo complesso è soggetto a difetti, limiti e malfunzionamenti. Questi limiti o difetti creano a loro volta dei problemi di memoria.

In realtà il professore svela come l’essere umano non si sia evoluto per ricordare i nomi delle persone poichè questa abitudine è probabilmente un’usanza recente rispetto l’intera storia evolutiva. Il non riuscire a ricordare sembra dipenda dall’architettura del cervello, sempre secondo il dott. Buonomano, e su come tende ad immagazzinare i ricordi e le informazioni. L’essere umano, secondo una ricerca, fa molta fatica a ricordare pezzi di informazione che non sono legati ad altre informazioni già apprese.

Questo fenomeno si chiama “il paradosso Baker Baker” (dall’inglese baker = paniettiere). Per comprendere al meglio sia l’etimologia sia il significato del paradosso, Buonomano ci fa questo esempio: “Se su un aereo ti siedi accanto a una persona che ti dice che fa il panettiere e intrattieni una conversazione interessante, un giorno potresti ricordare quel momento e dire: “Ho avuto una conversazione interessante con un signore che faceva il panettiere”. In un altro viaggio potresti sederti accanto a una persona che ti dice: “Mi chiamo John Panettiere e faccio il contabile”. Potresti ricordare quella conversazione ma tenderai a scordare il suo nome”.

In pratica si dimostra come la stessa informazione, in questo caso la parola “panettiere”, se utilizzata per indicare una professione e quindi un concetto, verrà ricordata più facilmente. Ma se viene usata come cognome ci saranno difficoltà nel ricordarla. Tutto questo è riconducibile, secondo il professore, all’architettura del cervello che tende a ricordare meglio una parola se viene associato ad una situazione.

Quindi l’essere umano ha imparato ad associare le informazioni collegandole insieme ad altre situazioni osservate. Sentendo la parola “panettiere” intesa come la professione, verrà automaticamente inserita in un contesto legato al lavoro e alle diverse immagini che ci evoca (il pane, il forno, il grembiule o il tipico cappello). Invece, quando sentiamo un nome, non possiamo associarlo a nessuna immagine o concetto, dimenticandolo così molto facilmente.

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Cosa ne pensa l’autore
Chiara Lorenzon

Chiara Lorenzon - In pratica, per tutti coloro che tendono a dimenticare subito i nuovi nomi imparati, si consiglia di associare mentalmente un concetto o una figura ad ogni nuovo nome. In questo modo si creerà un legame cognitivo e sarà più facile ricordare il nome in questione. Per la figura da associare al nome ci si può sbizzarrire prendendo spunto dalle caratteristiche fisiche del soggetto o dalle assonanze con altre parole.

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