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Natale 2018: sindrome del piatto vuoto. Perché è così pericolosa?

La sindrome del piatto vuoto porterà le persone a prendere un sacco di chili durante le feste di Natale. Ecco come difendersi e tentare di contenere i danni del Natale 2018.

Salute
Pubblicato il 9 dicembre 2018, alle ore 05:58

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Natale 2018: sindrome del piatto vuoto. Perché è così pericolosa?

Le feste di Natale si avvicinano e i preparativi sono già in atto. Si sta già pensando a cosa acquistare, cosa mangiare. Il Natale, in particolare, è per tradizione un periodo in cui si mangia di continuo e per diversi giorni consecutivi. Le conseguenze per la salute diventano più critiche quando si soffre della sindrome del piatto vuoto. 

Quest’ultima presenta un nome poco famoso, ma sicuramente almeno una volta chiunque l’ha provata. Si tratta di quel condizionamento mentale che porta, ad esempio, a mangiare l’ultimo dolce presente nel vassoio perché altrimenti sarebbe uno spreco o andrebbe buttato. Sebbene siamo già sazi, il pensiero che qualcosa potrebbe restare nel piatto spinge a mangiare qualsiasi cosa.

Sindrome del piatto vuoto: perché fa ingrassare?

Negli Stati Uniti è stato condotto uno studio che dimostra come queste porzioni extra siano le principali responsabili dell’aumento di peso. Questa sindrome vale principalmente per i piatti ricchi di grasso, zuccheri e calorie. Lo studio ha dimostrato, prendendo dei campioni di persone che una singola porzione lasciata nel piatto attiri un’attrazione molto maggiore rispetto a tutte le altre cose presenti sul tavolo.

Inizia il condizionamento psicologico che quell’ultimo boccone in più non sia dannoso per la salute, ma succede esattamente il contrario. Il nome dato dagli americani a questa sorta di “malattia” è clean-the-plate, che tradotto significa “pulisci il piatto”. 

Il vero problema di questa sindrome è che molto raramente si ha voglia di svuotare un piatto di broccoli, ma si punta sempre sui cibi calorici, grassi e con tantissimo zucchero. Il “segreto” per evitare di prendere peso è evitare di finire i piatti in cui è presente l’ultimo boccone, ma piuttosto è possibile o conservarli in un frigo o addirittura alcuni cibi possono essere surgelati per poi essere scongelati successivamente e mangiati in un secondo momento.

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Cosa ne pensa l’autore
Francesco Menna

Francesco Menna - Non ci avevo mai pensato. Spesso mi capita di voler prendere un ultimo pezzo perché tanto ormai è finita e la si toglie da mezzo. Pensandoci, però, questa mentalità (o condizione psicologica) crea più danni che altro, perché in altre situazioni può capitare che ci sono due o più piatti tutti con una sola pietanza all'interno e si è portati a prendere quel po' rimasto nei vari vassoi.

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