Lupus, malattia autoimmune che affligge le donne

Il lupus, malattia di cui non si conoscono le origini, è stato trattato sempre con cortisonici. Oggi c'è un altro farmaco, il belimumab, che offre altre prospettive e aumenta le possibilità di guarigione

Lupus, malattia autoimmune che affligge le donne

Il lupus eritematoso sistemico è un disturbo autoimmune di cui ancora non si conosce l’esatta origine, che colpisce quasi sempre le donne in un rapporto è di 9 a 1. Le pazienti che sono affette da questa malattia sono quasi sempre entro i 40 anni, e anche se sembra una malattia non invasiva non è da trascurare, in quanto si verifica un deterioramento delle funzionalità degli organi e anche danni irreversibili al rene portando alla dialisi.

La malattia si manifesta con un arrossamento della radice del naso che si estende alle guance con un disegno che sembra una farfalla. I pazienti accusano anche arrossamenti della cute del volto, delle braccia e delle scollature e anche dolori articolari, muscolari oltre ad un senso profondo di stanchezza.

Amato De Paulis, docente di medicina interna e direttore della sezione delle malattie autoimmuni dell’Università Federico II di Napoli, ha dichiarato: “Grazie alle diagnosi degli ultimi dieci anni si è arrivati ad avere una sopravvivenza a cinque anni del 95%. Quando la scoperta è tardiva, la colpa è spesso di un esordio più subdolo del lupus, che nelle fasi iniziali può manifestarsi con affanno, dolore toracico o addominale”.  

Da sempre la migliore terapia per il lupus eritematoso sistemico è stato il i cortisone, che ha migliorato le condizioni dei pazienti riducendo l’infiammazione, ma da qualche anno è disponibile un nuovo farmaco, il belimumab, un anticorpo monoclonale che “agisce sul controllo dei linfociti implicati nella potente reazione autoimmune” che è causa della degenerazione di  organi e tessuti.

Un’alternativa importante che offre nuove prospettive sulla malattia, visto che quasi la metà dei pazienti trattati con il cortisone non otteneva miglioramenti sensibili. Andrea Doria e Luca Iaccarino, reumatologi al policlinico di Padova, in un documento pubblicato sull’Italian Journal of Public Health, hanno detto: Si tratta di farmaci che hanno numerosi effetti collaterali e sono responsabili di complicanze quali infezioni e malattie cardiovascolari. L’impiego prolungato di cortisone è responsabile del danno d’organo progressivo e irreversibile”. 

I pazienti che sono favorevoli al nuovo trattamento si candidano i pazienti, e il 40% di loro, soprattutto quelli che che presentano bassi livelli degli anticorpi anti-Dna nativo, hanno preferito la nuova terapia, sperando di ottenere migliori risultati.

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