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L’inchiesta de L’Espresso sulla cocaina: dai politici ai ragazzini "tirano" tutti

La cocaina è diventata la seconda sostanza stupefacente più diffusa nel mondo dopo la cannabis. Fondamentale l'abbassamento dei prezzi voluto dalla criminalità organizzata. I consumatori sono sempre più numerosi e sempre più eterogenei.

Salute
Pubblicato il 20 giugno 2021, alle ore 19:07

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L’inchiesta de L’Espresso sulla cocaina: dai politici ai ragazzini "tirano" tutti

L’Espresso ha recentemente condotto un’inchiesta sul mercato della droga, scoprendo come la cocaina sia diventata la seconda sostanza stupefacente più diffusa nel mondo dopo la cannabis. Una droga che per molto tempo era stata relegata agli ambienti dei ricchi e che non era ritenuta pericolosa quanto l’eroina, che negli anni Settanta e Ottanta mietava vittime tra i giovani finiti del tunnel della dipendenza.

Comunque sia, resta il fatto che anche la cocaina, al pari delle altre droghe, dev’essere considerata pericolosa per la salute umana. Nonostante le minori preoccupazioni che suscita, è innegabile che essa possa infuire negativamente sulle condizioni psico-fisiche di una persona. on vale addurre il ragionamento o il pretesto che i popoli andini ne hanno fatto storicamente uso, masticando foglie di coca per vincere la fatica fisica o per resistere ore al digiuno e alla fame. In realtà, il consumo di cocaina nei nostri giorni non ha nulla a che vedere con l’uso che ne facevano i popoli antichi, dato che la cocaina oggi non viene assunta per scopi medici, ma come risorsa voluttaria, illegale e clandestina.

E così, dopo essere stata per molto tempo sottovalutata, oggi la cocaina è tornata a circolare tra i consumatori di ogni età ed estrazione sociale. Nonostante che i mezzi di informazione continuino a considerarla come causa tanto del diffondersi a macchia d’olio del consumo di stupefacenti quanto dei morti che ne derivano, la cocaina ha invaso i mercati occidentali, emancipandosi dagli ambienti dell’altra aristrocrazia per estendersi anche negli strati inferiori della società civile grazie a una politica di inabissamento dei prezzi decisa dalla criminalità organizzata che ha reso la cocaina accessibile a tutti.

La droga d’élite è finita così per diventare droga di massa. I politici l’assumono per allietare una serata mondana, gli artisti per avere l’ispirazione giusta, i cantanti per resistere ore ai concerti, gli attori per recitare alla perfezione sui set, gli sportivi per migliorare le prestazioni agonistiche, gli studenti per superare un esame universitario, i ragazzi per movimentare una festa tra amici. La cocaina è diventata un rito sociale per gente che la consuma come aperitivo per borghesi e non come veleno per reietti. Nei locali notturni o nelle discoteche è la norma. Al posto dolce ti offrono la cocaina. Ma nessuno si sogna di venderla, ma solo di regalarla, perché in alternativa sarebbe spaccio. L’età media dei consumatori si è pericolosamente abbassata. Adesso sniffano pure ragazzini di 14-15 anni per provare il gusto del proibito.

Una moda dilagante, accompagnata dalla convinzione che la cocaina non faccia male quanto l’eroina. Una convinzione sbagliata perché è scientificamente provato che anche la cocaina può avere effetti devastanti sulla sfera psico-fisica di un consumatore. A livello psicologico provoca disturbi mentali, tremori, convulsioni, irritabilità, deliri paranoici, comportamenti violenti, perdita del contatto con la realtà. A livello fisico genera una modificazione della temperatura corporea, un aumento della pressione arteriosa, delle preoccupanti anomalie del ritmo cardiaco, fino a condurre un soggetto alla morte per arresto cardiorespiratorio.

Una fine impietosa per quanti credono di poter far uso di cocaina senza rischiare di finire al cimitero dopo essere passati in un tunnel di dipendenza dal quale non se ne esce con la sola forza di volontà ma che richiede ricoveri in strutture sanitarie adeguate. Una dipendenza da cui gli unici a trarne profitto sono le organizzazioni criminali, che da tempo hanno sostituito l’eroina con la cocaina per mantenere alto il consumo di droga e raggranellare profitti sulla pelle dei consumatori. Un’attività criminale contro di cui altra difesa non c’è che il rifiuto, la negazione, il rigetto come uniche armi per tutelare la propria salute, la propria integrità psico-fisica, la vita stessa.

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Nettuno

Mario Nettuno - Certo, si resta perplessi e stupiti di fronte a scelte di vita operate da chi si dà alla droga pur sapendo i danni che causa. Tenuto conto che, a differenza del passato, oggi c'è una maggiore consapevolezza dei rischi connessi al consumo di droga, per cui sembra paradossale incolpare trafficanti e spacciatori se poi i consumatori accettano volontariamente di farsi avvelenare da quanti vendono droga per denaro senza però imporla ai "clienti".

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