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L’estratto di una pianta messicana è in grado di distruggere alcune cellule tumorali

Uno studio realizzato dal "Cancer Center" dell’Università del Colorado, ha individuato una supermolecola in grado di uccidere le cellule di alcuni tumori; chiamata SVC112, è stata individuata in una pianta messicana chiamata “cespuglio di petardi”.

Salute
Pubblicato il 15 gennaio 2020, alle ore 22:12

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L’estratto di una pianta messicana è in grado di distruggere alcune cellule tumorali

Quella individuata da un gruppo di ricercatori statunitensi del Cancer Center dell’Università del Colorado è una supermolecola che potrà dare un grande contributo alla lotta contro il cancro. Denominata SVC112, è in grado di colpire le cellule malate di una serie di tumori localizzati soprattutto nella zona del volto e del collo.

Ma a sorprendere non sarebbe solo l’efficacia, ma anche l’origine di questa molecola. Così come documentato su Cancer Research, SVC112 viene infatti estratta dalla Bouvardia ternifolia, una pianta che cresce in Messico e nel sud-ovest del continente americano, dove è più comunemente conosciuta con il nome di “cespuglio di petardi”.

Per ottenerla è necessario sottoporla ad un processo di purificazione messo a punto da una start-up del Colorado.

In ragione degli esperimenti condotti, oltre ad aver registrato dei risultati promettenti nel caso del cancro al colon-retto, SVC112 si è dimostrata particolarmente efficace nel rallentamento nella produzione di proteine necessarie alla proliferazione dei tumori a cervello, laringe, bocca, gola, naso, ghiandole salivari e seni nasali.

Come spiegato da Antonio Jimeno, coautore di questo studio, “le proteine ​​sono la chiave per avviare programmi genetici nelle cellule. Sono loro che “dicono” al tumore “Ora cresci, ora rimani, ora metastatizzi”. E quelle proteine ​​sono chiamate fattori di trascrizione”. Come da lui precisato, SVC112 attacca quindi le cellule tumorali staminali (CSC), ovvero le fabbriche stesse dei tessuti cancerosi.

Come emerge dalla ricerca, SVC112 pur distruggendo le cellule malate, non risulta particolarmente tossica per quelle sane. In ragione di questa proprietà, la supermolecola potrà essere utilizzata per aumentare l’efficacia della radio e della chemioterapia, trattamenti che possono comunque far sopravvivere alcune cellule cancerogene, che hanno poi modo di moltiplicarsi una volta terminata la cura. Proprio il basso profilo di tossicità, spinge i ricercatori a battere questa strada, anche se prima di prima di poter iniziare la sperimentazione sull’uomo, sarà necessario procedere con altri test preclinici.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - La ricerca in campo medico è incessante. Di fatto quasi ogni giorno vengono fatte nuove scoperte, ragion per cui è logico ipotizzare che tra qualche decennio non solo ne sapremo di più, ma saremo anche in grado di contrastare più efficacemente i tumori. Questa ricerca statunitense rappresenta di fatto un altro tassello di un mosaico che si spera al più presto di poter completare.

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