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Lesioni al midollo spinale, distrofia muscolare: tornare a camminare con la tecnologia di ultima generazione

Quello che fino a qualche tempo fa sembrava fantascienza, ora è possibile: gli esoscheletri permettono di sfruttare le onde cerebrali per poter essere controllati e quindi tornare a camminare

Salute
Pubblicato il 20 settembre 2019, alle ore 08:47

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Lesioni al midollo spinale, distrofia muscolare: tornare a camminare con la tecnologia di ultima generazione

Si chiama HAL Hybrid Assistive Limb o comunemente detto cyborg indossabile: è la tecnologia che permette alle persone con lesioni del midollo spinale, distrofia muscolare ed anziani di poter muoversi ed al contempo fortificare i muscoli ed i nervi.

Caratterizzato da una simil tuta leggera, è dotato di articolazioni sostenute da una motorizzazione elettrica volta a simulare una muscolatura di tipo meccanico: in tal modo le onde cerebrali lo possono controllare, grazie a dei sensori che captano anche i minimi segnali bioelettrici sulla superficie della pelle. Comunicando l’intenzionalità del movimento, sostengono di conseguenza gli spostamenti degli arti, grazie anche ad una cintura munita di bretelle che supporta la posizione eretta.

Nata in Giappone dal geniale Yoshiyuki Sankai, il primo centro americano ad aver sfruttato questa strabiliante tecnologia è stato il Brooks Cybernic Treatment Center di Jacksonville, in Florida, che dall’inizio dell’anno scorso lo sta applicando ai suoi pazienti: una di loro è Kristen Sorensen che l’anno scorso, ad appena 55 anni, dopo aver avvertito improvvisamente un formicolio alla punta delle dita, è rimasta gradualmente paralizzata dal collo in giù, in seguito alla diagnosi della sindrome di Guillain Barre.

Per poter partecipare al matrimonio della figlia, ha desiderato provare l’HAL per potersi presentare in piedi: all’inizio non fu facile, e riuscì con difficoltà a muoversi su superfici piane ma, grazie al supporto di un fisioterapista del Brooks Center, ha potuto constatare i risultati sperati. La riabilitazione ha richiesto tempo e determinazione: l’allenamento principale consisteva nell’utilizzare HAL su un tapis roulant mentre l’operatore manteneva un registro dei movimenti e delle impostazioni in uso (dalla modalità camminata a jog), così da monitorare e regolare conseguentemente i movimenti in maniera graduale.

La donna ha confidato l’emozione che ha provato dopo i primi due utilizzi, quando ha constatato che il suo cervello permetteva alla tecnologia di spostare le gambe: dopo quasi 40 sessioni di circa un’ora e mezza, è potuta arrivare in piedi al matrimonio di sua figlia, anche se per problemi di mobilità minori rispetto alla sua sindrome sono sufficienti dalle 2 alle 10 sessioni per poter padroneggiare con sicurezza l’esoscheletro tecnologico.

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Cosa ne pensa l’autore
Lara Tubia

Lara Tubia - Credo che la tecnologia sia nata e debba principalmente trovare il suo habitat naturale in queste tipologie di applicazioni: attendevo con ottimismo la nascita di questi esoscheletri e confido in un futuro più accessibile per tutti, compresi coloro affetti da lesioni al midollo spinale, distrofia muscolare, e le persone di una certa età.

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