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L’emergenza Covid-19 ha triplicato la mortalità per infarto

A sostenerlo è la SIC, Società Italiana di Cardiologia, che per documentare questa drammatica realtà ha preso in esame i dati di 54 ospedali nazionali. Di fatto questo risultato cancella in un attimo gli sforzi degli ultimi 20 anni di prevenzione.

Salute
Pubblicato il 10 maggio 2020, alle ore 09:22

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L’emergenza Covid-19 ha triplicato la mortalità per infarto

In molti lo sospettavano, ora arriva la conferma anche da parte della scienza: il progredire della pandemia di Covid-19 ha aumentato la mortalità per infarto, passata dal 4,1% al più drammatico 13,7%. La ragione di questo preoccupante incremento è da imputare alla riduzione di cure e ricoveri, calati del 60%, ma anche dei ritardi negli accessi agli ospedali, aumentati del 39% a seguito della paura di poter essere contagiati dal Coronavirus.

A documentare questo scenario è stato Ciro Indolfi, presidente della Società Italiana di Cardiologia (SIC), che ha esposto il risultato di uno studio nazionale basato sui dati di 54 ospedali nazionali nella settimana compresa tra il 12 e il 19 marzo, risultanze poi messe a confronto con le informazioni del corrispettivo periodo del 2019.

La ricerca, in corso di pubblicazione sulla rivista European Heart Journal, lancia l’allarme su un tema sul quale sarebbe pericoloso abbassare la guardia. Ogni anno le malattie cardiovascolari provocano non meno di 260mila decessi, ragione per cui “se questa tendenza dovesse persistere e la rete cardiologica non sarà ripristinata, ora che è passata questa prima fase di emergenza, avremo più morti per infarto che di Covid-19”, ha precisato il professor Indolfi, Ordinario di Cardiologia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro.

È quindi palese il riferimento al momento più critico dell’emergenza, quando molti reparti cardiologici sono stati utilizzati per accogliere i malati di Covid-19. Salvatore De Rosa, coautore di questo studio, ha individuato la maggior criticità negli infarti con occlusione parziale della coronaria, aggiungendo altresì che la riduzione dei ricoveri ha toccato in maniera maggiore le donne rispetto agli uomini.

Come si ha poi avuto modo di appurare, nonostante l’epidemia si sia maggiormente accanita nelle regioni settentrionali, la riduzione dei ricoveri ha interessato in modo omogeneo l’intero territorio nazionale. In ragione dei minori accessi alle strutture sanitarie e all’aumento dei casi di infarto, di fatto con un colpo di spugna sono stati cancellati gli sforzi e l’attività di prevenzione degli ultimi 20 anni.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Per fronteggiare la rapida diffusione del Covid-19 si è rivoluzionato l’intero sistema sanitario, chiedendo alla popolazione di uscire di casa il meno possibile. Questi due aspetti hanno ridotto la possibilità di usufruire degli ospedali per patologie diverse dall’infezione da Coronavirus. In qualche modo era quindi da mettere in preventivo che altre malattie sarebbero aumentate. Si spera però che una volta superata l’emergenza, tutto possa, per quanto possibile, tornare ai livelli precedenti all’epidemia.

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