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LdlB, il "nuovo" colesterolo cattivo responsabile delle malattie cardiovascolari

Si è scoperto che il colesterolo "cattivo" non è genericamente quello Ldl, bensì una sottocategoria dello stesso: la B. La notizia potrebbe rivelarsi utile nella diagnosi di malattie cardiovascolari.

Salute
Pubblicato il 21 novembre 2019, alle ore 15:11

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LdlB, il "nuovo" colesterolo cattivo responsabile delle malattie cardiovascolari

Formaggi, panna e grassi saturi, chi soffre di colesterolo alto dovrebbe averli quasi eliminati dalla dieta da un bel po’: gli esami del sangue mostrano i valori dell’Ldl, il cosiddetto colesterolo cattivo, ed il medico espone una dieta pecisa e povera di grassi animali. Da una recente ricerca, però, è emerso che tale valore non è l’unico elemento da controllare per valutare un eventuale rischio di infarti e malattie coronariche.

Stando a quanto dichiarato dagli esperti, infatti, ci sarebbe una sottoclasse di lipoproteine a bassa densità considerata un indicatore migliore del semplice valore del colesterolo Ldl. Questa sottocategoria, “davvero cattiva”, sarebbe in grado di predire in modo più preciso eventuali danni o problemi correlati all’apparato cardiocircolatorio.

La ricerca, portata avanti dall’Università dell’Ohio, dimostra che solo una delle sottoclassi che compondono l’Ldl sarebbe causa di effetti negativi sulla salute. Il ricercatore che ha condotto lo studio spiega: “I nostri studi possono spiegare perché una correlazione del colesterolo cattivo totale con un rischio di infarto è scarsa e pericolosamente fuorviante, ed è sbagliata per i tre quarti delle volte“.

I valori della sottoclasse B, infatti, compongono più del 50% di tutto il colesterolo Ldl e, secondo i ricercatori, essa sarebbe la parte più dannosa per quanto riguarda le funzioni endoteliali, ovvero tutto quello che è correlato al tessuto che compone i vasi sanguigni ed il cuore. I danni correlati a valori troppo elevati di colesterolo nel sangue sono generati dalle placche, parti di grasso che si accumulano sulle pareti delle arterie.

In conclusione, stando ai risultati emersi dalla ricerca, che sono stati pubblicati sull’Internationa Journal of Nanomedicine, i danni non sarebbero generati dalla quantità totale del colesterolo Ldl presente nel sangue, ma piuttosto dalla concentrazione della sottoclasse B in relazione alle altre due: la sottoclasse A e la sottoclasse I. Tali risultati si dimostrano importanti nella diagnosi di possibili malattie o disturbi legati all’apparato cardiocircolatorio.

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Cosa ne pensa l’autore
Laura Filippi

Laura Filippi - La ricerca, portata avanti dagli studiosi dell'Università americana, potrebbe rappresentare una svolta per molte persone: si stima, infatti, che un italiano su quattro soffra di patologie legate ai livelli di colesterolo elevato. Il 40% di coloro che soffrono di ipercolesterolemia, inoltre, non sarebbero a conoscenza della loro condizione di salute.

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