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La zona di origine del Covid non necessariamente coincide con il luogo del primo focolaio

Secondo uno studio condotto da diversi ricercatori cinesi, il luogo del primo focolaio e la zona di origine del Sars-Cov-2 non sono necessariamente identici. Per scoprire dove sia nato, utile sarà lo studio di animali come visoni, pipistrelli e pangolini.

Salute
Pubblicato il 5 agosto 2021, alle ore 17:01

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La zona di origine del Covid non necessariamente coincide con il luogo del primo focolaio

Il virus Sars-Cov-2 non è necessariamente nato a Wuhan, città diventata famosa in tutto il mondo come epicentro della pandemia da Covid-19. Ad esserne convinti è un team di ricercatori cinesi dall’Accademia delle scienze, del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, della Tsinghua University e di altre istituzioni di ricerca medica del paese asiatico. 

Per gli scienziati che hanno partecipato a questo studio apparso sulla piattaforma ChinaXiv, prima di poter arrivare a delle conclusioni più precise sull’origine del Covid-19, è necessario concentrare le proprie attenzioni sugli agenti patogeni zoonotici, intendendo con essi quelli capaci di trasmettere le malattie dagli animali all’uomo. La loro crescita registrata negli ultimi anni a livello mondiale, è un fenomeno che non può più essere sottovalutato e che spinge la ricerca a tracciarne sia il percorso che l’evoluzione.

Alla luce di questa premessa, particolare attenzione deve essere riposta nel Sars-Cov-1, virus responsabile della Sars del 2003, fortemente imparentato con il Sars-Cov-2, l’agente responsabile del Covid-19. Entrambi fanno parte di un gruppo di agenti patogeni denominato sarbecovirus, di cui un cospicuo numero è stato identificato nei pipistrelli del genere Rhinolophus. Se questa specie è considerata un potenziale ospite “serbatoio” del virus, è quasi certo che anche altri ospiti “intermedi” come pangolini e visoni abbiano partecipato alla diffusione del virus. Non a caso si è scoperto che il pangolino ospita almeno due tipi di coronavirus, mentre in Europa i visoni hanno dato vita a quello che fino ad oggi è stato il più rilevante focolaio tra animali. 

Se la partecipazione di questi mammiferi è stata determinante per l’affermazione del Covid-19, a questo punto gli scienziati hanno cercato di identificare in quali aree la presenza del pipistrello Rhinolophus si sovrapponga con più facilità a quella di pangolini, visoni e altri potenziali animali intermedi. Dalle analisi dei ricercatori cinesi è emerso che diversi possono essere i luoghi al mondo in cui il virus poteva essere trasmesso dal proprio serbatoio naturale agli ospiti intermedi.

Più nello specifico, il salto del virus dai pipistrelli ai pangolini avrebbe avuto maggiori possibilità di verificarsi nel Sud-Est asiatico, nella Cina meridionale, in India e nell’Africa sub-sahariana, mentre la maggior possibilità di trasmissione dai pipistrelli ai visoni sarebbe da ricondurre all’Europa meridionale. La ricerca arriva poi a concludere che con il tempo, entrambe le vie di trasmissione avrebbero fatto evolvere il virus rendendolo capace di infettare l’uomo: di conseguenza è assai poco credibile che la sua origine sia artificiale, pertanto ascrivibile ad una fuga da un laboratorio.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Per quanto ne sappiamo, in autunno saranno due anni che il Covid-19 ha iniziato a diffondersi a livello mondiale. Il luogo dove è nato è sempre più difficile da identificare, forse solo nei prossimi anni la scienza sarà in grado di fare delle previsioni più precise, ma anche escludendo la pista che riconduce alla fuga dal laboratorio e pur mettendoci tutta la buona volontà, è ragionevole pensare che non scopriremo mai dove (e anche da cosa) tutto abbia avuto origine.

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