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La realtà virtuale entra in sala parto e si affianca alle terapie farmacologiche

È in atto una sperimentazione in Galles per introdurre uno strumento basato sulla realtà virtuale, per rendere meno traumatico il parto e favorire un miglior rilassamento delle donne senza usare medicinali

Salute
Pubblicato il 9 gennaio 2020, alle ore 11:37

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La realtà virtuale entra in sala parto e si affianca alle terapie farmacologiche

Una interessante novità che interessa le gestanti ricoverate presso il Wales University Hospital a Cardiff, che ora possono approfittare di un nuovo approccio alla riduzione del dolore durante le fasi del travaglio. Si tratta di un’idea basata sull’impiego della realtà virtuale, tramite un comune paio di occhiali per questa tecnologia e di cuffie.

Con questo sistema, infatti, si crea un ambiente rilassato e rilassante, distaccato rispetto alla situazione spesso difficile da affrontare ricovero in ospedale.

Un’alternativa ai farmaci

L’approccio punta a creare un ambiente progressivamente sempre più coinvolgente, man mano che il travaglio avanza, partendo da una stimolazione sensoriale leggera fino ad una quasi completa immersione durante le fasi critiche.

Secondo Suzanne Hardacre, che ricopre il ruolo di responsabile ostetrica del Cardiff Health Council, si tratterebbe di un ottimo coadiuvante da affiancare alla eventuale terapia farmacologica, ma che garantisce un impatto nettamente più tollerabile sulla salute. L’idea è quella di proporre un metodo ed un approccio al rilassamento e alla respirazione in maniera del tutto naturale.

Un approccio più specifico

Il dispositivo utilizzato per la realtà virtuale, rispetto ai farmaci, non ha soltanto vantaggi per quanto riguarda la salute, ma anche dal punto di vista economico, perché si tratta di una risorsa riutilizzabile e che può essere adattata in maniera specifica. Questo grazie al supporto di psicologi specialistici che lo adattano alla singola paziente.

Questo approccio sebbene non sufficiente per garantire una completa sostituzione di quello farmacologico è comunque un’ottima supporto e la sperimentazione sta dando buoni frutti.

Risvolti più tollerabili

Si tratta di qualcosa di molto simile ad un simulatore di gioco, che essendo un dispositivo ben noto alle nuove generazioni viene accettato di buon grado dalle partorienti, che spesso sono già abituate a questo tipo di intrattenimento e quindi reagiscono molto meglio rispetto ai medicinali. Infatti i farmaci spesso sono stranianti ed hanno effetti indesiderati complessi.

Prospettive per futuri impieghi

Al momento la ricerca sta andando avanti, ma in futuro sono previste estensioni anche per la riduzione dell’ansia nei pazienti costretti a lunghe degenze in ospedale. Questo per rendere se non altro più tollerabile un’esperienza che di solito è di per sé sgradevole e riducendo al tempo stesso il rischio di astinenza da farmaci.

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Cosa ne pensa l’autore
Marco Barsanti

Marco Barsanti - Sebbene si tratti di un approccio ancora sperimentale, mi sembra molto promettente dal punto di vista dell'applicabilità, anche perché non pare avere grandi controindicazioni. Al momento, infatti la stessa cosa certamente non si può dire per i medicinali, che in molti casi non sono neanche utilizzabili proprio per questioni di sicurezza. Sicuramente al momento non sarà un approccio risolutivo, ma in ogni caso un ottimo supporto per rendere più facile l’esperienza del parto anche in ambiente clinico e in situazioni difficili.

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