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La prima mano bionica impiantata su una donna italiana

Per la prima volta una mano bionica è stata impiantata su una donna italiana dal Policlinico Gemelli di Roma con a capo il neurologo Paolo Maria Rossini, con il lavoro e la partecipazione del centro di biorobotica della Scuola Sant’Anna di Pisa.

Salute
Pubblicato il 11 gennaio 2018, alle ore 18:36

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La prima mano bionica impiantata su una donna italiana

Al progetto della mano bionica hanno partecipato ricercatori italiani, svizzeri e tedeschi che hanno lavorato alle diverse fasi, con la messa a punto degli elettrodi in Germania, la perfezione del software a Losanna e l’impianto della mano sulla paziente in Italia. Circa 10 anni fa, quando si iniziò a lavorare al progetto, la mano aveva caratteristiche molto diverse da quella attuale e, soprattutto, non era possibile portarla fuori dal laboratorio a causa delle grandi dimensioni.

La differenza tra questa mano e la protesi tradizionale è che questa – per la prima volta – è dotata di sensori localizzati sia sui polpastrelli che sul palmo, che permettono alla paziente di muovere in modo quasi autonomo l’arto ed inoltre percepire la consistenza fisica degli oggetti. Il secondo aspetto fondamentale e che è stato possibile installare per sei mesi – nei nervi del braccio della paziente – degli elettrodi in modo da fare un collegamento tra il sistema nervoso e la mano.

Tutto ciò è stato possibile perché alla base c’è un meccanismo molto semplice, cioè quando non si ha più una parte del corpo rimangono attaccati i nervi: nel braccio ci sono tre grossi nervi e, al momento dell’intervento chirurgico, si vanno ad inserire degli elettrodi microscopici che riescono a gestire gli impulsi ai nervi periferici del braccio.

Questa mano è stata una vera e propria evoluzione sia nella funzionalità che nella forma, infatti l’attuale protesi pesa un chilo e mezzo ed è corredata da uno zaino dove ci sono tutti gli strumenti per farla funzionare, inoltre fornisce delle sensazioni del tutto innovative.

La prima donna italiana alla quale hanno impiantato la mano per sostituire l’arto danneggiato in seguito ad un incidente stradale, si chiama Almerina Mascarello, ha 55 anni ed è originaria di Vicenza; la donna ha partecipato a numerosi esperimenti – prima che le venisse inserita la protesi – per migliorarne il funzionamento. In un test, ad esempio, è stata bendata per testare l’efficacia e le sensazioni provocate, le è stato chiesto di esprimere la consistenza degli oggetti che aveva toccato.

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Cosa ne pensa l’autore
Giulia Chelli

Giulia Chelli - Questa grande innovazione nel campo medico e dal punto di vista della biorobotica è fondamentale soprattutto per ridare speranza alle persone che in una situazione sfortunata o a causa di un problema hanno perso un arto che è molto importante per la vita di tutti i giorni, per lo svolgimento delle piccole cose. Penso che ci sia un grande lavoro dietro a questo mondo sia a livello intellettuale ma soprattutto a livello morale, nell'aiutare le persone ad avere una buona qualità di vita.

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