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La prima bambina al mondo a nascere dall’utero trapiantato di una donatrice morta

In Brasile hanno assistito alla prima bambina al mondo nata da un utero donato da una donna morta precedentemente. Le condizioni di salute della bambina sono ottime.

Salute
Pubblicato il 7 dicembre 2018, alle ore 10:52

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La prima bambina al mondo a nascere dall’utero trapiantato di una donatrice morta

Grazie ad un trapianto di utero, anche una donna nata senza esso, ha potuto comunque partorire. Questa persona è diventata ufficialmente la prima al mondo ad aver dato alla luce una bambina viva grazie alla donazione dell’utero da parte di una donna morta.

Il tutto è accaduto in Brasile, e la prima rivista a dare la notizia confermata è stata il Lancet. La bambina appena nata pesava 2 chili, e smentisce quegli esperti che davano quasi per impossibile essere fertili con un utero trapiantato, poiché i dieci tentativi precedenti erano palesemente falliti. 

Alcuni dati

Per quanto riguarda i donatori vivi, invece, ci sono già 11 casi in cui il parto è riuscito perfettamente e il primo caso è stato registrato nel 2013. Usare l’ organo di una persona deceduta precedentemente, ha significato mantenere l’organo stesso anche otto ore senza ossigeno in attesa del trapianto da una paziente all’ altra.

Questo importante traguardo raggiunto potrebbe rappresentare una valida alternativa all’utero surrogato, ovvero la classica prassi di “affittare” l’utero di un’altra donna. Per chi fosse stata non fertile, i medici davano come unica possibilità la madre surrogata e l’adozione.

Le persone che vogliono donare organi a seguito di un decesso sono molte di più rispetto a quelle in vita e logicamente trovare un modo di utilizzare organi funzionanti, consente di allargare il potenziale di donatori a numeri molto più ampi. Per quanto riguarda i trapianti di utero, i primi arriveranno in Europa e più precisamente nel Regno Unito non prima del 2019 e gli esperti hanno accolto con piacere la possibilità di poter dimostrare che è possibile utilizzare l’ utero di donne decedute per continuare a procreare. Questo perché l’ infertilità riguarda il 15% delle donne, sia per malattie, o per naturale malformazione genetica. 

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Cosa ne pensa l’autore
Francesco Menna

Francesco Menna - Una notizia molto positiva; spesso alcuni organi non possono essere donati perché coloro che sono deceduti prima o erano in condizioni pietose o per altri motivi. In pratica quegli organi vanno persi. Per fortuna è possibile dimostrare anche che, nel caso dell'utero, una donna morta può comunque donarlo a qualcuna che ne ha bisogno.

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