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La leishmaniosi protegge dall’Alzheimer

Secondo un recente studio italiano, a sua volta basato su uno studio del ricercatore americano Ben Trumble dell’Università dell’Arizona, l'infezione parassitaria leishmatiosi protegge dal rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer.

Salute
Pubblicato il 11 maggio 2020, alle ore 20:26

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La leishmaniosi protegge dall’Alzheimer

Un recente studio, pubblicato sul New York Times e condotto dall’Università degli Studi di Milano e dalla Fondazione Don Gnocchi, ha dimostrato l’esistenza di un’incompatibilità tra l’infezione parassitaria leishmatiosi e il Morbo di Alzheimer. In altre parole, sembrerebbe che chi contrae la leishmaniosi non corre il rischio di ammalarsi di Alzheimer.

La leishmaniosi è una malattia infettiva, causata dal parassita Leishmania Infantum, che si trasmette attraverso la puntura di piccoli insetti molto diffusi nell’area mediterranea, i flebotomi (pappataci). Generalmente gli esseri umano contraggono la leishmaniosi dopo essere venuti a contatto con animali infetti. Esistono diverse tipologie di leishmaniosi: cutanea (la forma più diffusa), visceralemuco-cutanea. Tra i sintomi della leishmaniosi cutanea vi sono lesioni sulla pelle, rigonfiamento dei linfonodi della zona colpita.

La ricerca dell’Università degli Studi di Milano e dalla Fondazione Don Gnocchi è stata stimolata da un precedente studio del ricercatore americano Ben Trumble dell’Università dell’Arizona. Quest’ultimo si accorse che nel popolo Tsimane, insediato nella giungla boliviana, non era presente il morbo di Alzheimer, sebbene molti individui appartenenti a questo popolo  possedessero il gene dell’Alzheimer, chiamato ApoE4, che espone appunto a un più elevato rischio di sviluppare questa malattia neurodegenerativa.

Ben Trumble scoprì che erano alcune infezioni parassitarie (che interessano circa il 70% della tribù) che non permettono a questo gene di svilupparsi nel sistema cerebrale di questa antica tribù. Lo studio italiano, partendo da queste considerazioni, si è posto l’obiettivo di verificare concretamente la possibilità che un’infezione parassitaria, in particolare quella che deriva dalla Leishmania infantum, potesse ostacolare lo sviluppo della malattia di Alzheimer.

I ricercatori italiani hanno scoperto che la leishmaniosi inibisce effettivamente i meccanismi infiammatori dei neuroni del cervello. Gli esperti sottolineano l’importanza di questa scoperta per la comunità scientifica, sostenendo che essa potrà essere utile per la produzione di nuovi farmaci immunomodulatori derivati dai parassiti che generano la malattia parassitaria.

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Cosa ne pensa l’autore
Francesca Paola Scimenes

Francesca Paola Scimenes - Sebbene si senta parlare poco di leishmaniosi, penso che la scoperta di questo legame tra leishmaniosi e malattia di Alzheimer sia davvero molto interessante, soprattutto da un punto di vista farmaceutico. Mi auguro infatti che, in un futuro non troppo lontano, questa scoperta possa suggerire nuovi farmaci, derivati proprio dai parassiti responsabili di questa malattia parassitaria.

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