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La depressione influenza la fecondabilità

La depressione influenza la fecondità femminile. Un recente studio rivela che la depressione può influenzare in molti modi la vita delle persone, persino prima della nascita. Sembrerebbe che questo stato influenzi persino la possibilità di avere una gravidanza.

Salute
Pubblicato il 6 novembre 2019, alle ore 15:04

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La depressione influenza la fecondabilità

La depressione è un problema di salute molto grave che affligge molte persone. Non è a tuttora ben chiaro quali siano le sue origini e se ci siano solo cause psicologiche. Molti studi, infatti, puntano a dimostrare come una parte delle cause sia di ordine fisico, ed in alcuni casi persino ereditarie. Chi si trova a dover fronteggiare questo stato è sommerso da un’enorme quantità di sintomi fisici e mentali, fra i quali i più noti sono mancanza di energia e concentrazione, il forte stato di nervosismo e disturbi del sonno che possono essere devastanti per l’equilibrio mentale.

Accanto a questi aspetti fisici ci sono quelli mentali con sensazioni terribili come angoscia, ansia e tristezza croniche. Le persone che soffrono di depressione, spesso hanno un forte senso di insufficienza ed incapacità per la vita quotidiana. Nei casi di depressione più profonda ed estesa, si arriva ai pensieri suicidi ed in alcuni casi alla loro messa in pratica. Sono inoltre comuni le situazioni di stallo ed immobilità mentale.

Depressione e fecondabilità, studi e statistiche

Studi recenti suggeriscono come le donne che soffrono di depressione hanno riscontrato problemi con l’inizio delle loro gravidanze, primi fra tutti quelli direttamente collegati alla scarsa fecondabilità. Uno studio effettuato dalla Boston University indica una decisa correlazione fra la presenza di uno stato di depressione e la possibilità di una gravidanza.

La depressione abbassa la possibilità che una donna ha di restare incinta, con numeri davvero impressionanti. Dagli studi però sembrerebbe emergere come gli psicofarmaci non influenzerebbero tutti allo stesso modo la fecondabilità. Dalle statistiche si ha una diminuzione del 38% della probabilità di essere fecondate per le donne che presentino quadri clinici compatibile con una grave depressione o con la sua presenza in passato.

Anche la depressione maschile, però, influenza fortemente la probabilità di una gravidanza, con picchi negativi del 60% nel caso di concomitanza. Risulta, tuttavia, che è comunque la depressione femminile ad essere dominante come causa di infertilità, e che comunque in coppie con il maschio non depresso, la situazione è un po’ migliore.

Lo studio della Boston University è stato fatto su un campione di 2100 donne con un’età compresa nella fascia fra i 21 e i 45 anni e differenti condizioni sociali, culturali ed economiche. Durante la raccolta delle informazioni è stato richiesto alle donne di indicare l’uso di psicofarmaci. Nello studio sono stati registrati un 22% di donne in depressione, 17,2% che in passato hanno fatto uso di medicinali psicotropi e il 10,3% invece che è in cura durante l’indagine. I farmaci SSRI non influenzerebbero la fecondabilità, mentre le benzodiazepine hanno l’effetto contrario.

L’ereditarietà

Da notare, infine, come uno studio condotto dalla University of California a San Francisco ha mostrato una possibile trasmissione madre-figlia della depressione. Il parametro impiegato è la stima del volume del sistema corticolimbico, che influenza e controlla i cambiamenti di umore all’interno del cervello. Dallo studio risulta una maggior correlazione fra madri e figlie rispetto a quella fra padri e figli.

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Cosa ne pensa l’autore
Marco Barsanti

Marco Barsanti - La depressione è un grave problema che affligge moltissime persone; tuttavia, fin troppo spesso non viene affrontata alla base, preferendo una cura palliativa con psicofarmaci che non risolvono lo stato ma, anzi, in caso di interruzione della somministrazione lo aggravano. Fin troppo spesso i terapisti hanno un approccio troppo superficiale al problema, tendendo a liquidarlo con le famose goccioline e/o pasticche. Tutti questi medicinali, però, alterano significativamente gli stati di salute e l'affidabilità delle persone, soprattutto perchè c'è la tendenza, da parte delle persona in cura, a scalare in alto le dosi e ad abusare delle medicine.

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