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Insalate nelle buste: uno studio italiano ne svela i rischi

Una ricerca condotta dall’Università di Torino, ha voluto far luce sui possibili rischi legati alle insalate vendute nelle buste che si trovano sugli scaffali dei supermercati. Ecco le loro conclusioni.

Salute
Pubblicato il 7 marzo 2019, alle ore 08:03

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Insalate nelle buste: uno studio italiano ne svela i rischi

Le insalate nelle buste rappresentano uno degli alimenti più controversi degli ultimi anni, non solo per i consumatori ma anche per l’intera comunità scientifica. In tanti, infatti, si chiedono se questo prodotto è rischioso per la nostra salute in quanto preoccupato per i batteri nocivi che, proprio nelle buste, trovare le condizioni migliori per proliferare incontrastati.

Qualche mese fa, un team di ricerca tedesco, capeggiato dalla professoressa Kornelia Smalla del Julius Kühn Institute (JKI), aveva scoperto che nelle insalate conservate in buste di plastica, si potevano trovare gli stessi batteri presenti nel letame, nel suolo, nei fanghi di depurazione e nei corpi idrici e sono anche resistenti all’azione degli antibiotici. Alle stesse conclusioni sono giunte le indagini recentemente condotte dall’Università di Torino.

Lo studio dell’Università di Torino: i rischi

Secondo i ricercatori dell’Università di Torino, le insalate confezionate sono un vero e proprio ricettacolo di batteri. Inoltre le verdure contenute in questi imballaggi, si deteriorano più velocemente, spesso anche più in fretta rispetto alla data di scadenza riportata sull’imballaggio.

La criticità più rilevante è legata alla mancanza di conservanti per mantenerne la freschezza, ad esclusione delle basse temperature. Quando quest’ultimo elemento non è rispettato, si possono sviluppare processi di fermentazione tali da gonfiare gli sacchetti stessi. In altre parole, seppur non scadute, bisogna tenersi alla larga dalle verdure contenute nelle buste vistosamente gonfie.

Responsabili di ciò sono i batteri che non vengono eliminati nemmeno durante i due cicli ordinari di lavaggio, eseguiti in speciali vasche a ricambio d’acqua continuo. In questo caso, con l’innalzamento delle temperature, è sufficiente anche una modesta presenza di batteri per dar avvio ad un dannoso processo di fermentazione delle verdure. Questi batteri non sono nocivi, ma particolare attenzione bisogna rivolgere agli agenti responsabili della toxoplasmosi, una patologia molto seria, specie per le donne in gravidanza. Per questo motivo, bisogna evitare di esporre gli imballaggi a delle temperature al di sopra degli otto gradi e soprattutto lavare l’insalata prima di consumarla, aggiungendo all’acqua un po’ di bicarbonato di sodio.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Quando si tratta di insalate nelle buste, è preferibile non rischiare. Meglio lavarle accuratamente, evitando di dilungarsi più di tanto nel tragitto dal supermercato verso casa. In altre parole dopo averle comprate, è opportuno che passi il minor tempo possibile prima che entrino nel nostro frigo. Anche nella scelta dei sacchetti, dopo un primo controllo visivo, verifichiamo che la busta non appaia gonfia: il rischio sarebbe quello di comprare delle verdure che hanno già subito un rischioso processo di fermentazione.

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