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In Lombardia hanno imperversato due ceppi di Sars-CoV-2

A scoprirlo è stata una ricerca portata a termine dall’ospedale Niguarda di Milano e dal Policlinico San Matteo di Pavia. La contemporanea presenza di due ceppi, di fatto ha causato una “tempesta virale” di difficile contenimento.

Salute
Pubblicato il 13 luglio 2020, alle ore 12:10

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In Lombardia hanno imperversato due ceppi di Sars-CoV-2

Se a livello planetario l’epidemia da Covid-19 continua a non mollare la presa, sono ancora in molti a domandarsi perché nella realtà italiana, la Lombardia è stata e continua ad essere la regione più colpita. Nonostante gli sforzi dei ricercatori, sul punto non è mai stata fornita una risposta unica e condivisa, tanto da risultare un tema controverso che continua a far discutere e dividere il mondo medico-scientifico. 

A cercare di fornire una soluzione al rebus è stata una recente ricerca scientifica alla quale hanno partecipato alcuni ricercatori dell’ospedale Niguarda di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia. Lo studio promosso dalla Fondazione Cariplo, è arrivato alla conclusione che la Lombardia sarebbe stata bersagliata da due ceppi distinti di Sars-CoV-2

Come spiegato da Fausto Baldanti, responsabile del Laboratorio di virologia molecolare del San Matteo e professore dell’università di Pavia, in Lombardia si sarebbe consumata una doppia epidemia. Grazie all’analisi comparativa dei genomi virali basata sui tamponi raccolti dal 22 febbraio al 4 aprile 2020, è stato scoperto che “quando è stato riscontrato il primo caso a Codogno, in una forma leggermente diversa, lo stesso era già presente nella zona nord includente Alzano e Nembro“.

In altre parole, oltre a poter dimostrare che il virus fosse qui già presente nella seconda metà del mese di gennaio, è stato possibile identificare due maggiori catene di trasmissione virale che i ricercatori hanno distinto utilizzando le lettere A e B; la prima catena si è sviluppata dal 24 gennaio a nord, colpendo in maggior misura la zona di Bergamo, mentre la seconda si è diffusa a partire dal 27 gennaio nell’area a sud della regione, accanendosi in misura maggiore tra Lodi e Cremona.

Come concluso dagli autori dello studio, “non è possibile escludere che tale circolazione silente, multipla e simultanea di ceppi diversi, possa aver esacerbato la già elevatissima trasmissibilità del virus e aver creato così una vera tempesta virale in una regione così densamente popolata, come la Lombardia, rendendo difficili gli interventi di contenimento della diffusione stessa”.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Negli ultimi mesi in molti hanno cercato di fornire una risposta che possa spiegare perché la Lombardia sia stata così duramente colpita dal virus. Penso che quella fornita dal presente studio possa essere una valida risposta, ma non è da escludere che anche altri fattori abbiamo aperto la strada alla malattia, che proprio qui ha conosciuto uno dei tassi di mortalità più alti del mondo.

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