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Il Coronavirus non è arrivato in Italia dalla Germania, ma direttamente da Wuhan

A lungo si è creduto che sia stato il celebre manager bavarese ad aver fatto arrivare il Coronavirus in Italia; ora uno studio internazionale pubblicato su “Science” smentisce la teoria, affermando che sia invece giunto direttamente da Wuhan.

Salute
Pubblicato il 14 settembre 2020, alle ore 12:15

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Il Coronavirus non è arrivato in Italia dalla Germania, ma direttamente da Wuhan

Non è stato il dipendente di una società di forniture automobilistiche della Baviera ad aver portato il Coronavirus in Italia, ma alla luce di un recente studio pubblicato sulla rivista Science, sarebbe qui giunto direttamente da Wuhan.

A sostenerlo è stato uno studio internazionale che ha cercato di ricostruire il percorso del Covid-19, facendo uso di modelli matematici basati sulle sequenze e sulle mutazioni del virus. L’analisi ha permesso di concludere che “contrariamente alle speculazioni, il focolaio tedesco non è stato la fonte dell’epidemia nel Nord Italia che si è diffusa ampiamente in tutta Europa e alla fine a New York e nel resto degli Stati Uniti”. 

Le simulazioni messe in atto dai ricercatori, hanno permesso di ricostruire una serie di scenari che fanno quindi cadere quella che a lungo è stata considerata la pista tedesca. Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, alla luce di questa ricostruzione ha aggiunto che pur avendo i loro limiti, è logico dedurre che i modelli matematici puntano inequivocabilmente sull’origine cinese dell’epidemia in Italia.

Considerando poi che i voli tra Milano e Wuhan hanno quotidianamente movimentato migliaia di persone, è lui stesso a dover concludere che “in parte una penetrazione della linea tedesca c’è stata, ma molto meno rispetto all’arrivo direttamente dalla Cina“.

Dallo studio è poi possibile appurare che anche negli Stati Uniti, l’arrivo del virus sarebbe da ricondurre al paese asiatico. Un primo caso sarebbe da imputare ad un cittadino cinese volato a Seattle da Wuhan in data 15 gennaio; questo paziente chiamato WA1, è stato il primo in cui è stato individuato il genoma di Sars-CoV-2. La vera diffusione dell’epidemia sarebbe arrivata però più tardi, circa sei settimane dopo, sempre da ambienti riconducibili alla Cina. Di conseguenza è stata categoricamente smentita la pista canadese, che per diverso tempo ha avuto diversi e convinti sostenitori.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

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