Il 20% dei pazienti aspetta il trapianto ma muore prima di farlo

L’Italia è il terzo pese in Europa per numero di interventi, nonostante le donazioni non soddisfano la richiesta. In calo la disponibilità di cuori. Per il fegato tutto è rimasto invariato da ben 10 anni

Il 20% dei pazienti aspetta il trapianto ma muore prima di farlo

Spesso il trapianto per molti pazienti è l’ultima spiaggia, e optare per questa soluzione è una decisione forzata che consegue all’impossibilità di non poter fare più nulla. In molti casi il trapianto, oltre a salvare la vita, migliora la qualità della vita stessa, e in alcuni casi è anche possibile eseguire il trapianto da un donatore in vita, come con il midollo osseo o parte del fegato.

I dati del 2014 relativi all’attività di trapianto in Italia mostrano come nel nostro paese, le donazioni non  soddisfano la richiesta di organi e le liste d’attesa si allungano. Nonostante ciò, negli ultimi vent’anni in Italia sono triplicati gli interventi: infatti l’Italia è al terzo posato in Europa con quasi 3mila (2952) eseguiti lo scorso anno, dopo Spagna e Francia. 

Per eseguire il trapianto è necessario l’accertamento di morte cerebrale, e solo allora allora è possibile partire con l’iniziale perfusione degli organi per mantenerli quanto intatti e funzionanti il più a lungo possibile. L’organizzazione è complessa e si deve fare in tempi rapidissimi.  

La parte più complicata è l’espianto di organi da pazienti in arresto cardiaco, poiché non sono più irrorati. In questo caso si ricorre alla strumentazione per la perfusione. I trapianti di cuore negli ultimi dieci anni sono diminuiti, e sono passati da oltre 350 del 2004 ai 226 del 2014. Nello stesso periodo i pazienti in attesa di un cuore nuovo sono aumentati (da 659 a 719). Nel 89,7% dei casi i pazienti italiani che hanno avuto un trapianto di cuore lavorano e sono stati reinseriti nelle attività sociali.  

Il fegato si può donare a pezzi, e il trapianto è possibile da donatore vivente ma deve avvenire tra consanguinei o parenti maggiorenni. Le indicazioni per il trapianto sono epatite acuta fulminante, epatite cronica, cirrosi, tumori epatici non resecabili. Nel 76,1% dei casi i pazienti italiani sottoposti a trapianto di fegato lavorano e continuano anche loro a svolgere le normali attività. 

Essere donatore è una questione di natura morale, ma soprattutto soggettiva e personale. Decidere di donare post mortem o in vita dove è possibile, organi e tessuti è di grande importanza sociale, e alcuni paesi parlano di assegnazioni prioritarie per chi è portatore di una tessera donatore.

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