Eutanasia per il mal di vivere: in Olanda un medico su cinque è a favore

Secondo un recente studio, in Olanda un medico su cinque si è dichiarato a favore della pratica dell'eutanasia anche in caso di malessere esistenziale.

Eutanasia per il mal di vivere: in Olanda un medico su cinque è a favore

Quello dell’eutanasia è sempre stato un tema molto discusso e dibattuto, poiché va inevitabilmente a toccare la delicatissima questione etica e morale relativa al diritto alla vita, sollevando interrogativi sui quali i maggiori filosofi della Storia hanno dibattuto per millenni, invano. Tuttavia il tema è straordinariamente attuale, al punto da essere stato-ed essere tuttora-un’inesauribile fonte d’ispirazione per numerose opere letterarie, cinematografiche e teatrali. L’ultima tappa di questa faticosa ricerca dell’equilibrio tra il diritto di un paziente di disporre della propria vita, e le ingerenze della comunità, è rappresentata da un’inchiesta condotta in Olanda con protagonista proprio la categoria dei medici, diretti interessati alla questione.

Ma ciò che differenzia questa ricerca dalla miriade di altre inchieste già svolte in merito a questo tema, sono le eventuali cause della richiesta: non si parlerebbe difatti solo di eutanasia su pazienti in condizioni fisiche miserevoli (tetraplegici, malati terminali e via discorrendo), ma di persone semplicemente stanche di stare al mondo, affette da quello che viene gergalmente chiamato “mal di vivere”. Stando ai dati dati emersi, il 18% degli intervistati si è dichiarato favorevole a ricorrere all’eutanasia, qualora un paziente in cura palesasse la volontà di farla finita con le proprie sofferenze di natura psicologica ed esistenziale.

Per lo svolgimento di questa nuova ricerca sull’eutanasia sono stati interrogati circa 1500 professionisti tra geriatri e specialisti di vario genere, i quali sono stati chiamati a compilare un questionario dettagliato ed in forma rigorosamente anonima, le cui domande vertevano per l’appunto su questo tema delicato. Circa il 2% dei medici partecipanti allo studio ha dichiarato di aver già preso parte almeno una volta nella vita ad un atto di eutanasia o di suicidio assistito anche senza specifiche ragioni mediche, sebbene ciò sia ufficialmente proibito dalla legge olandese.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul Journal of Medical Ethics, ed evidenziano inoltre che il 40% dei dottori si è dichiarato favorevole ad aiutare a morire pazienti affetti da demenza anche ai primi stadi della malattia, mentre il 3% di essi ha dichiarato di aver già fatto ciò almeno una volta. Non si tratta comunque di una ricerca di stampo metafisico e priva di applicazioni pratiche, perché effettivamente la legge olandese che ha decriminalizzato l’eutanasia (codificata nel 2002, e regolata da sei rigide condizioni tutte necessarie a poter attuare il processo) non specifica se la malattia presa in esame debba essere di natura fisica o psicologica.

Si stima che nel 2013 siano stati 4829 i casi di pazienti che hanno richiesto ed ottenuto il diritto all’eutanasia o al suicidio assistito. Di queste, 97 erano affette da demenza ai primi stadi. La questione etica si complica enormemente nei casi in cui la demenza sia presente in stadi particolarmente avanzati, e porta alla luce un nuovo dilemma decisamente difficile da affrontare. La professoressa Penny Lewis, esperta in legge ed etica medica al King’s College di Londra, ha dichiarato in merito alla pratica dell’eutanasia sui pazienti affetti da demenza in stadio avanzato: “Per un dottore chiamato ad effettuare un’eutanasia, il procedimento è emotivamente molto dispendioso. Immaginate di farlo per qualcuno, e di non potergli chiede all’ultimo minuto <<Sei proprio sicuro di volerlo?>>. Ai dottori non piace questo modo di agire, vogliono essere sicuri al 100% prima di procedere”.

Lo studio evidenzia come il 72% delle richieste totali di eutanasia provengano da malati di cancro, e circa l’80% dei medici si è detto in questo caso favorevole a porre fine alle estreme sofferenze di pazienti in fase terminale, o affetti da altre gravi patologie fisiche. Tra quelli invece dichiaratisi contrari al procedimento, circa due terzi hanno affermato di essere seguaci di una qualche religione.

L’altissimo numero di questionari completati a fronte di quelli distribuiti, secondo la Lewis, è sintomo di quanto la categoria dei medici sia interessata ad approfondire ogni aspetto di una questione da sempre controversa come l’eutanasia. “Molti dottori-continua la professoressa-pensa che dovremmo parlarne apertamente, e si sono impegnati perché la loro opinione potesse venire evidenziata in questo studio”.

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