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Epatite C: la pillola dei miracoli da mille dollari al giorno

Arriva anche in Europa il sofosbuvir, la molecola che segna una vera rivoluzione nel trattamento dell’infezione ed aumenta le probabilità di guarigione, ma è polemica sul costo eccessivo del medicinale

Salute
Pubblicato il 3 marzo 2014, alle ore 03:44

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Epatite C: la pillola dei miracoli da mille dollari al giorno

L’infezione da virus dell’epatite C (HCV) rappresenta un’importante emergenza sanitaria in Italia, dove si registrano circa 1,5 milioni di persone infette, e in tutto il mondo, in cui si stimano 170 milioni di malati. La malattia, che si trasmette principalmente mediante contatto diretto con sangue infetto, può risolversi in poche settimane o portare a una cronicizzazione dell’infezione nelle cellule del fegato umano, dove si localizza, determinando lo sviluppo di importanti complicanze come la cirrosi epatica e il carcinoma epatico. Allo stato attuale si conoscono sei diversi genotipi dell’HCV e differenti sottotipi all’interno dei vari genotipi: il tipo 1 è il più diffuso in Italia, dove causa più del 50%, seguito dal  tipo 2 (30%).

Negli ultimi mesi, l’introduzione di una nuova molecola sta destando notevole entusiasmo tra gli specialisti del settore. La molecola, denominata sofosbuvir, agisce bloccando la replicazione inibendo la RNA polimerasi RNA-dipendente grazie al quale il virus si replica a velocità molto elevata.

Epatite C: la pillola dei miracoli da mille dollari al giornoIl sofosbuvir promette un notevole passo in avanti nel trattamento dell’infezione in quanto si è dimostrato efficace anche contro i ceppi più resistenti.  “Associato ad altri farmaci, a seconda dei casi, sta dando risultati impensabili fino a pochi mesi fa: è una vera rivoluzione. – spiega l’epatologo Gaetano Ideo – Nel genotipo 2 si sono ottenute dapprima guarigioni nel 93% dei casi usandolo con la vecchia ribavirina. Nel genotipo 1 con lo stesso schema terapeutico i risultati sono discreti, ma associandolo con un altro nuovo antivirale (daclatasvir o ledipasvir) si è arrivati al 90-100% di successi in 8-12 settimane di trattamento. In pratica significa la vittoria sulla malattia”.

Approvata a Dicembre 2013 dalla Food and Drug Administration negli Stati Uniti, grazie ai risultati positivi ottenuti su quattro trial clinici effettuati, e a metà Gennaio 2014 anche dall’Ente Europeo del Farmaco, presto la molecola sarà autorizzata sul mercato italiano dall’AIFA.

Esiste, tuttavia, ancora un ostacolo da superare per rendere disponibile a tutti l’accesso alla nuova terapia, ed è l’abbattimento del costo del farmaco. Infatti, l’industria farmaceutica californiana Gilead Sciences ha acquistato il brevetto della molecola per la cifra record di 12,5 miliardi di dollari e il costo di ogni singola pillola si aggira attorno ai 1000 dollari (circa 730 euro). “Il prezzo è in linea con il mercato – fanno sapere dalla Gilead Sciences – anzi se confrontato con altri concorrenti che sono meno efficaci e innovativi è persino basso. Cercheremo poi di attuare dei programmi per aiutare i malati che non hanno i mezzi”.

Considerando che il ciclo di terapia consigliato è di una pillola al giorno per 12 settimane, il costo base del nuovo trattamento si aggira sui 28000 dollari e arriva all’incredibile cifra di 168000 dollari per sconfiggere, in 24 settimane, le infezioni più resistenti. È ovvio che tutto questo porterà nuovamente ad aprire l’aspro dibattito sull’accesso alle cure nei paesi dove i fondi per la salute sono pochi a fronte di un alto tasso di infezioni.

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