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Da uno studio arriva la possibilità di restituire la voce ai pazienti che l’hanno persa a causa di ictus

Da uno studio condotto dall'Università di San Francisco arriva una soluzione per restituire la voce ai pazienti che l'hanno perduta a causa di ictus o altri disturbi neurologici.

Salute
Pubblicato il 4 maggio 2019, alle ore 10:39

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Da uno studio arriva la possibilità di restituire la voce ai pazienti che l’hanno persa a causa di ictus

Un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università di San Francisco e pubblicato sulla rivista Nature ha portato alla scoperta di una tecnica per fa tornare la voce a chi la ha perduta a causa di disturbi neurologici, come ad esempio l’ictus.

Una delle tante conseguenze dell’ictus, che registra 200.000 casi ogni anno in Italia, è infatti la perdita della voce: quando avviene un’interruzione del flusso sanguigno arterioso (ricco di ossigeno) in un’area del cervello, le cellule cerebrali di quella parte del cervello vanno incontro a morte e, di conseguenza, le funzioni associate vengono compromesse (movimento di un arto, linguaggio, vista).

Lo studio

L’ipotesi su cui si sono basati i ricercatori è andare a recuperare le parole nei neuroni della corteccia cerebrale, dove appunto nascono, e poi riprodurle con un particolare software, che al momento è in grado di verbalizzare solo 10 parole al minuto (ben presto diventernno 150, fino poi all’intero vocabolario).

Per fare questo, i ricercatori si sono avvalsi dell’utilizzo dell’fRMI (Risonanza Magnetica Funzionale) e, in particolare, della cosiddetta metodica task- based fMRI, cioè la risonanza funzionale basata su un certo compito. Questa consente di rilevare quali aree cerebrali si attivano durante l’esecuzione di un determinato compito in ambito fisico o linguistico.

La scoperta in questione potrebbe essere applicata non solo ai pazienti che hanno avuto un ictus, ma anche a individui sani per il potenziamento della memoria. Se abbiamo infatti modo di vedere dove sono i neurononi che comandano una certa parola e tradurre prima in comandi e poi in suoni, è anche possibile fare il percorso inverso, cioè mandare inpulsi ai neuroni e trasmettere dati.

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