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Covid in Italia già a novembre 2019: il paziente zero è una 25enne di Milano

Condotto da un gruppo di patologi dellʼUniversità Statale di Milano, lo studio basato sull’analisi di alcune biopsie cutanee ha permesso di individuare il primo caso documentato al mondo di positività al Covid-19 in un essere umano.

Salute
Pubblicato il 12 gennaio 2021, alle ore 10:55

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Covid in Italia già a novembre 2019: il paziente zero è una 25enne di Milano

Quando a metà febbraio dello scorso anno i primi casi di Coronavirus gettarono nel panico il nostro Paese, le autorità si lanciarono nella disperata ricerca di quello che fu soprannominato il paziente zero. Nonostante gli sforzi, identificarlo fu pressoché impossibile, infittendo il mistero legato alla catena dei contagi.

Oggi a distanza di quasi un anno dall’inizio dell’emergenza, uno studio internazionale coordinato da Raffaele Gianotti dell’Università Statale di Milano a cui hanno partecipato altri ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia e del Centro Diagnostico Italiano, non solo è riuscito ad individuare il possibile paziente zero italiano, ma ha addirittura scoperto il primo caso documentato al mondo di positività al Covid-19 in un essere umano.

La ricerca apparsa sul British Journal of Dermatology, la più autorevole rivista scientifica nel campo della dermatologia, è riuscita a scoprire la prima persona positiva al Covid-19 dopo aver analizzato alcune biopsie cutanee eseguite nell’autunno del 2019. Dalla loro analisi il virus della Sars-CoV-2 è stato rintracciato in una paziente milanese di 25 anni che a novembre 2019 presentava come unico sintomo della malattia una dermatosi.

Per i suoi studi, il dermopatologo è infatti partito dall’assunto che nel corso della pandemia sono stati segnalati casi in cui l’unico segno di contagio fosse attribuibile a una patologia cutanea. Con questa premessa, si è lanciato alla ricerca di alcuni indizi della presenza del virus nella cute di pazienti che lamentavano malattie della pelle in un periodo antecedente allo scoppio della crisi sanitaria.

Seguendo questa linea di condotta, oltre ad individuare la presenza di antigeni virali nelle ghiandole sudoripare, sono state individuate anche le sequenze geniche dell’Rna virale. A fronte di questi dati, i ricercatori non hanno avuto dubbi: a novembre 2019 la malattia aveva già raggiunto il nostro Paese.

La loro conclusione trova inoltre conferma in un’altra serie di analisi portate a termine negli ultimi mesi e che hanno permesso di individuare il virus nelle acque reflue del Nord Italia a dicembre 2019, così come in una successiva ricerca dell’Istituto nazionale dei Tumori di Milano, che aveva scovato gli anticorpi al virus tra i pazienti di uno screening per il tumore del polmone tenutosi tra settembre 2019 e marzo 2020.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - In effetti sono diverse le prove che lasciano indurre che il Coronavirus fosse presente in Italia molto prima di quanto ufficialmente annunciato dalle autorità. Nell’autunno del 2019 doveva già imperversare, ma non si era capito che quello con cui avevamo a che fare non era un classico malanno di stagione, ma una nuova e più pericolosa malattia.

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