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Covid e inquinamento faranno crollare la fertilità maschile

Ad esserne convinto è il dottor Luigi Montano, uro-andrologo dell’ASL di Salerno che ha coordinato “Eco Food Fertility”, progetto di ricerca dove impatto ambientale e Covid-19 vengono indicati come minacce alla futura capacità riproduttiva maschile.

Salute
Pubblicato il 27 luglio 2021, alle ore 13:18

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Covid e inquinamento faranno crollare la fertilità maschile

Oltre alla pandemia da Covid-19, l’umanità deve fin da ora fronteggiare un’altra minaccia rappresentata dal drastico calo della fertilità maschile, un nemico insidioso che nei prossimi decenni rischia di compromettere seriamente la sopravvivenza della nostra specie.

A farlo presente è il dottor Luigi Montano, uro-andrologo dell’ASL di Salerno e Presidente della Società Italiana di Riproduzione Umana (SIRU). Posto a capo del progetto di ricerca “Eco Food Fertility” istituito nel 2014 con l’intento di far luce su tutte le relazioni possibili tra inquinamento ambientale e l’aumento di patologie cronico-degenerative come i tumori, è stato lui stesso a lanciare l’allarme legato al crollo della fertilità maschile a livello mondiale.

Attraverso uno studio apparso sulla rivista scientifica International Journal of Environmental Research and Public Health, è stato infatti possibile individuare negli spermatozoi uno dei più rilevanti campanelli d’allarme dell’inquinamento ambientale. Monitorando la loro evoluzione di generazione in generazione, è sempre più possibile comprendere quali saranno le sfide medico-sanitarie che l’uomo dovrà affrontare nel corso del XXI secolo.

Come sottolineato dal dott. Montano, “dal 1939 al 2017 il numero di spermatozoi medi è crollato a ritmi preoccupanti”. Per assurdo persino in Africa centrale, in Cina, in India e in Brasile, realtà dove i tassi di natalità sono più alti, il declino registrato tra il 2000 e il 2015 è stato vertiginoso.

Rispetto all’ovogenesi della donna, la spermatogenesi è infatti un processo continuo con più replicazioni, più esposto pertanto a mutazioni e di conseguenza più sensibile a qualsiasi tipo di stress. Ad influire sono in primo luogo i cattivi stili di vita e alimentari, fattori cruciali della società moderna così come l’inquinamento. Il liquido seminale è dunque la cartina tornasole delle condizioni di salute dell’individuo e dell’ambiente. E a quanto pare né l’umanità né la natura godono ultimamente di buona salute.

Ad aggravare il tutto ci ha pensato poi il Covid-19, un elemento deleterio che ha tutte le potenzialità per mettere a rischio il nostro avvenire. Da qui lo scienziato ha precisato che senza un serio intervento della politica e delle autorità sanitarie, “la specie umana a causa di questo declino che potrebbe essere accelerato dalla pericolosa sinergia fra inquinamento e Covid-19, può rischiare l’estinzione entro il 2050”.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - È innegabile che nell’ultimo secolo il progresso abbia arrecato non pochi danni all’ambiente e alla nostra salute. Se per troppo tempo è stata data poca considerazione all’impatto ambientale, ora è arrivato il momento di cambiare rotta, diversamente tra qualche decennio rischieremo non solo di essere più deboli, ma anche di ritrovarci su un pianeta sempre più povero e inospitale.

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