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Covid-19: uno studio afferma che la vitamina D può ridurre il rischio di contagio

Uno studio condotto dall’Università di Torino pone l’accento sull’importanza della vitamina D, che avrebbe un ruolo fondamentale nella riduzione del rischio di contagio da Coronavirus.

Salute
Pubblicato il 27 marzo 2020, alle ore 01:21

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Covid-19: uno studio afferma che la vitamina D può ridurre il rischio di contagio

La vitamina D potrebbe sensibilmente ridurre la diffusione del Coronavirus. Ad annunciarlo è l’esito di uno studio dell’Università di Torino condotto dal professor Giancarlo Isaia, docente di Geriatria e Presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, e da Enzo Medico, professore ordinario di Istologia.

I due studiosi, mossi dall’intenzione di far luce sul perché l’Italia risulti più colpita dalla pandemia rispetto a molti altri paesi del mondo, hanno focalizzato la loro attenzione sulla carenza di vitamina D, una condizione che interessa gran parte dei nostri connazionali, e in special modo gli anziani.

Le evidenze scientifiche hanno dimostrato un ruolo non trascurabile della vitamina D nella riduzione delle infezioni respiratorie di origine virale. In altre parole una maggiore somministrazione di vitamina D, stimolerebbe il sistema immunitario a contrastare questo genere di patologie, incluse quelle causate dal Coronavirus.

Come spiegato da entrambi gli autori di questo studio, è necessario far leva su quella che è “la capacità della vitamina D di contrastare il danno polmonare da iperinfiammazione”. Per far fronte a questa carenza, sarebbe per quanto opportuno esporsi al sole anche su balconi e terrazzi. La principale fonte di vitamina D è rappresentata proprio dall’esposizione alle radiazioni solari, ma oltre a ciò si dovrebbe porre anche  maggiore attenzione sulla questione alimentare.

Così come fatto notare dai due studiosi, l’Italia al pari di altri paesi del Sud Europa è più esposta al rischio di ipovitaminosi D. Nel Nord Europa invece, pur essendo meno esposta alla luce solare, continua ad essere diffusa l’antica consuetudine di addizionare con la vitamina D cibi di largo consumo come latte, formaggio e yogurt. Non è quindi un caso che gran parte dei pazienti ricoverati per Covid-19, presentino un’elevata carenza di vitamina D, che potrebbe però essere compensata attraverso la somministrazione di Calcitriolo, in altre parole la forma attiva della vitamina D.

Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Alla luce di questo studio ci rendiamo conto che è sicuramente importante l’esposizione al sole, cosa che al momento non sarebbe possibile per via del confinamento in casa dell’intera popolazione italiana. Quello però che dovrebbe farci pensare è che dovremmo assumere più vitamina D attraverso l’alimentazione. Il Covid-19 potrebbe quindi modificare le nostre abitudini alimentari, rimettendo in discussione la bontà della dieta mediterranea?

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