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Covid-19, Pregliasco sul super green pass: "Lede un po’ la libertà, ma ci consente di mantenere la sicurezza necessaria"

Il dottor Fabrizio Pregliasco, intervistato a "Un giorno da pecora", ha voluto parlare del super green pass e della possibile quarta dose di vaccino contro la Covid-19.

Salute
Pubblicato il 7 dicembre 2021, alle ore 10:35

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Covid-19, Pregliasco sul super green pass: "Lede un po’ la libertà, ma ci consente di mantenere la sicurezza necessaria"

Il 6 dicembre e fino alla metà di gennaio, in Italia è stato attivato il super green pass, il certificato verde “rafforzato” ottenibile solamente dai vaccinati o dai guariti dal Covid-19. Tutte le limitazioni e le concessioni sono facilmente leggibili sul sito del Governo, ma molto dipende anche dal colore della zona di regione.

Con l’avvento di questa nuova novità, come rivelato da Nino Cartabellotta, il presidente della fondazione Gimbe, ha portato 390 mila nuovi vaccinati. Il medico, proprio per questo motivo, si dichiara molto ottimista per il futuro, dichiarando che continuando per questo trend nel giro di due mesi dovrebbero rimanere solamente gli irriducibili a non vaccinarsi (che a oggi nella fascia over 30 restano in 6 milioni).

Le parole di Fabrizio Pregliasco sul super green pass

Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano e direttore Anpas, ospite a “Un giorno da pecora“, programma radiofonico in onda su Rai Radio 1 che vede la conduzione Geppi Cucciari e Giorgio Lauro, con la partecipazione di Francesca Fornario e delle Ebernies, ha voluto parlare del nuovo certificato verde: “Il super green pass lede un po’ la libertà, è autoritario ma ci vuole”.

Si schiera quindi dalla parte del Governo Draghi per un motivo ben preciso: “Si tratta di un sistema a paletti che ci consente di mantenere la sicurezza necessaria. È una scelta che creerà fastidi e mal di pancia, ma è utile: più ci si vaccina, meglio è. C’è stata una graduazione per una serie di vincoli più o meno stringenti”.

Parlando di una quarta dose dichiara di sperare che la terza, per gli italiani, sia davvero l’ultima, per poi rendere quelle future opzionali per le persone sane, un po’ come succede annualmente per il vaccino antinfluenzale. Tutto però dipenderà dalla possibile nascita di nuove varianti e dall’esigenza di fare o meno una dose aggiornata.

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Cosa ne pensa l’autore
Emanuele Novizio

Emanuele Novizio - Che si tratti di una sorta di ricatto sembra chiaro dinanzi agli occhi di tutti, ma bisogna solamente sperare che si tratti di un "obbligo" fatto per evitare guai futuri e non con altri dosi, seppure alcuni luoghi all'estero hanno già annunciato la quarta dose per gli immunodepressi (in Israele).

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