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Covid-19: ora a preoccupare è la variante R.1 giapponese

Arriva direttamente dal Paese del Sol Levante l’ultima preoccupante variante del virus Sars-CoV-2: denominata R.1, oltre a cinque mutazioni già note ne presenta altre talmente uniche da renderla più resistente agli anticorpi.

Salute
Pubblicato il 23 settembre 2021, alle ore 20:46

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Covid-19: ora a preoccupare è la variante R.1 giapponese

La pandemia da Covid-19 oltre ad aver sconvolto le nostre abitudini, ci ha anche abituato a dover convivere con sempre nuove varianti del virus. Dopo la Delta diventata predominante a livello mondiale, un nuovo ceppo è destinato ad allungare la lista delle mutazioni a cui dobbiamo porre attenzione. 

Stando a quanto si è potuto apprendere, la variante in questione denominata R.1 proviene con ogni probabilità dal Giappone e a livello planetario ha già contagiato non meno di 10mila persone. Tracce più significative di questa mutazione sono state riscontrate in una casa di cura del Kentucky. Qui il virus ha avuto modo di generare un focolaio che ha interessato una cinquantina di persone tra pazienti e staff sanitario.

Tutto sarebbe partito già a marzo 2021, quando un dipendente non vaccinato della struttura avrebbe innescato l’infezione. Come riferito dalle autorità, la variante è stata in grado di colpire anche altri colleghi e pazienti vaccinati, aggirando con una considerevole facilità il loro sistema immunitario

A far luce sull’ennesima variante del Covid-19 è stato un articolo apparso su Forbes firmato da William A. Haseltine, professore della Harvard Medical School. Come da lui precisato, R.1 è una variante caratterizzata da “mutazioni uniche che possono conferire un ulteriore vantaggio nella trasmissione, replicazione e soppressione immunitaria”. Unite ad altre cinque mutazioni già note, a suo modo di vedere l’assoggetterebbe a “una maggiore resistenza agli anticorpi”. 

Al momento R.1 non rientra nelle varianti più pericolose (VOC), ma per le sue peculiarità è stata catalogata tra le VOI, in altre parole le varianti di interesse. La scelta è da ricondurre al fatto che ad oggi avrebbe infettato non più di 10.000 persone in tutto il mondo, ma oltre ad una bassa incidenza a livello planetario, un’ulteriore studio condotto dai Centri di controllo e prevenzione delle malattie infettive ha dimostrato che i vaccinati hanno l’87% in meno di probabilità di essere colpiti da casi sintomatici di Covid da variante R.1 rispetto ai non vaccinati. 

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Oltre a quelle più note, esistono molte varianti della Sars-CoV-2 che vengono di volta in volta catalogate dalle autorità sanitarie. Fintantoché non avremo messo alle spalle l’emergenza sanitaria, è logico aspettarsi che ne compaiono di nuove. Se tutto ciò può essere considerato naturale, c’è solo da augurarsi che non si materializzino nuove mutazioni molto aggressive capaci di aggirare le difese indotte dai vaccini.

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