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Covid-19, l’obesità aumenta il rischio di ricovero in terapia intensiva

Una ricerca italiana ha scoperto una drammatica relazione tra obesità e Covid-19: chi presenta un indice di massa corporea elevato incrementa il rischio di essere intubato per problemi respiratori.

Salute
Pubblicato il 7 agosto 2020, alle ore 12:28

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Covid-19, l’obesità aumenta il rischio di ricovero in terapia intensiva

I pazienti Covid in sovrappeso o obesi, sono molto più soggetti al ricovero in terapia intensiva rispetto a quelli con indice di massa corporea (IMC) nei limiti. Come documentato da Mikiko Watanabe e Damiano Caruso, MD PhD e ricercatori rispettivamente della Sapienza di Roma e dell’Ospedale universitario Sant’Andrea sempre della Sapienza, il grasso addominale rappresenta il principale responsabile che porta all’intubazione, in altre parole è collegato ai casi più gravi di pazienti affetti da Coronavirus che richiedono il ricovero in terapia intensiva.

Pubblicato all’interno della rivista specializzata Metabolism-Clinical and Experimental, lo studio ha dimostrato che ad ogni aumento di un’unità di grasso viscerale, si è registrata una probabilità 2,5 volte maggiore di necessità di supporto respiratorio. Per comprendere il ruolo chiave di questo aspetto, si è appurato che la ventilazione meccanica è più strettamente dipendente dal grasso viscerale, che non dal quadro polmonare precedente al momento dell’infezione.

Abbiamo iniziato a sospettare che l’obesità fosse un fondamentale e sottostimato fattore di rischio per le complicanze da Covid-19 già a febbraio, quando si sentiva parlare di diabete e pressione alta come importanti fattori prognostici negativi” ha spiegato la dottoressa Watanabe, che in ragione di una possibile seconda ondata pandemica, ha posto l’accento sull’importanza di identificare quali presupposti possano aumentare le complicanze legate al Sars-Cov-2.

Il fattore obesità è stato inizialmente trascurato, perché la prima fase della pandemia si è sviluppata in Cina, dove il tasso di obesità è molto basso. Quando la malattia si è invece diffusa in Europa, si è iniziato a prendere in considerazione questo aspetto; diversi studi condotti soprattutto nel Regno Unito – paese dove si stima che l’obesità colpisca circa un adulto su quattro e un bambino su cinque di età compresa tra i 10 e gli 11 anni – hanno evidenziato questa correlazione.

Come noto, il Coronavirus è più pericoloso per le persone anziane, che con l’età tendono ad ingrassare e a sviluppare altre patologie, come diabete, malattie cardiache e ipertensione, malattie pregresse che combinate all’azione del virus possono risultare letali.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - L’obesità è una vera piaga sociale del mondo moderno. Oltre a comportare una lunga serie di patologie, sta dimostrando di aumentare la vulnerabilità a cospetto di un virus che sta sconvolgendo le abitudini dell'intera umanità. Ancora una volta è quindi necessario ricordare di prestare maggior attenzione a ciò che si porta a tavola, non trascurando nemmeno l’importanza dell’attività fisica.

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