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Covid-19, lo studio del Policlinico Gemelli: un guarito su 5 torna ad essere positivo

Come annunciato dai ricercatori italiani, un paziente su cinque che guarisce dal Covid-19, dopo alcune settimane risulta positivo al tampone; a fronte di ciò, resta da chiarire se costoro sono anche potenzialmente in grado di trasmettere la malattia.

Salute
Pubblicato il 13 novembre 2020, alle ore 15:42

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Covid-19, lo studio del Policlinico Gemelli: un guarito su 5 torna ad essere positivo

Pur essendo guariti dal Covid-19, condizione confermata per mezzo del tampone molecolare negativo, a distanza di settimane alcuni pazienti risultano nuovamente positivi. A scoprirlo è stato uno studio pubblicato su Jama Internal Medicine, portato a termine da ricercatori e docenti della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica, campus di Roma.

La ricerca ha dimostrato che in questa casistica rientrerebbe 1 paziente su 5 dell’intero campione di 176 malati seguiti da aprile a giugno all’interno del Day Hospital post-Covid della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. Più nello specifico si è potuto appurare che a 50 giorni dalla diagnosi di Covid-19, in 32 casi è stato riscontrato un risultato positivo per l’RNA totale di SARS CoV-2, seppure a livello variabile.

Questa condizione, utilizzata per identificare una replicazione virale in atto, per il professor Maurizio Sanguinetti, Ordinario di Microbiologia all’Università Cattolica e Direttore del Dipartimento di Scienze di Laboratorio e Infettivologiche del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, fa inevitabilmente sospettare l’esistenza di una reinfezione o di una recidiva di infezione.

Quindi, pur potendo inizialmente rispettare i requisiti per poter uscire dalla quarantena, a distanza di settimane la positività di questi soggetti invita a dover fare un’opportuna riflessione. In primo luogo, la positività è stata riscontrata con più frequenza nei pazienti che continuavano a presentare sintomi come difficoltà respiratorie, mal di gola e rinite.

In secondo luogo, la scoperta invita a porsi delle domande anche sulla contagiosità di questi soggetti. Per il professor Francesco Landi del Dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento, Neurologiche, Ortopediche e della Testa-Collo, non è da escludere che i guariti possano continuare ad essere portatori del virus, specie se in essi permangono i disturbi del tratto respiratorio poc’anzi esposti.

Tuttavia è lui stesso a concludere che sarebbe necessario approfondire questo aspetto, perché “non è chiaro se il tampone positivo sia necessariamente indicativo di presenza del virus vivo e quindi infettivo nel soggetto guarito”. Per il livello di conoscenze raggiunte fino ad oggi, è anche possibile ipotizzare che simili risultati siano la normale conseguenza “dell’eliminazione di frammenti di RNA virale, a seguito di risoluzione dell’infezione”.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Dallo studio qui esposto dobbiamo concludere che di questo virus resta ancora molto da scoprire. Negli ultimi mesi abbiamo fatto grandi passi in avanti, ma l’idea è che alcune sue subdole caratteristiche verranno a galla solo con il tempo, facendo molta esperienza sul campo. Fino all’ultimo sarà necessario muoversi con prudenza, non sottovalutando nessuno dei rischi legati a questa patologia che non siamo stati ancora in grado di arginare.

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