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Covid-19: la memoria immunitaria di chi è guarito dura almeno 8 mesi

A rivelarlo è uno studio condotto dai ricercatori australiani della Monash University. Come evidenziato, se la memoria immunitaria di un organismo contagiato dal Sars-CoV-2 resiste per almeno 8 mesi, ci sono tutte le premesse affinché i vaccini siano efficaci.

Salute
Pubblicato il 29 dicembre 2020, alle ore 13:11

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Covid-19: la memoria immunitaria di chi è guarito dura almeno 8 mesi

Sin dalle prime settimane della pandemia, uno degli aspetti sui quali si è cercato di far luce è stata la durata dell’immunità dei soggetti guariti. Detto in altre parole, un soggetto positivo che si è messo alle spalle la malattia, per quanto tempo potrebbe contare su una sorta di immunità dal Covid-19? 

Negli ultimi mesi diversi studi si sono espressi in merito, spesso arrivando a formulare delle risposte divergenti. L’ultima ricerca sul tema è stata condotta dagli scienziati australiani della Monash University, giunti alla conclusione che la memoria immunitaria di un soggetto che ha sconfitto il Coronavirus resiste per almeno otto mesi, periodo che potrebbe però essere anche più lungo, anche alla luce del fatto che la crisi sanitaria è esplosa a livello mondiale proprio otto mesi fa. 

Pubblicato su Science Immunology, la ricerca condotta da Menno van Zelm del Dipartimento di immunologia e Patologia della Monash University, ha appurato che alcuni anticorpi al Covid-19 iniziano a diminuire a distanza di 20 giorni dall’infezione, ma all’interno del sistema immunitario, quelle che vengono definite cellule B sarebbero in grado di identificare la malattia anche a distanza di otto mesi dall’infezione, innescando le conseguenti difese atte a circoscrivere la patologia.

I ricercatori sono giunti a queste conclusioni analizzando un gruppo di 25 pazienti Covid-19 ai quali sono stati prelevati 36 campioni di sangue dal giorno 4 al 242esimo successivo all’infezione. E dati alla mano, hanno espresso delle asserzioni che lasciano ben sperare soprattutto ora che hanno avuto inizio le campagne vaccinali.

Grazie a questa scoperta, è stato lo stesso Menno van Zelm a sottolineare che tenendo conto di quella che è la durata dell’immunità nei confronti del Covid-19, “una volta sviluppati uno o più vaccini, questi forniranno una protezione a lungo termine”. Non da ultimo, le loro conclusioni spiegano perché tra i milioni di casi positivi registrati a livello globale, vi siano stati così pochi esempi di vera reinfezione.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Come giustamente evidenziato dallo studio, i vaccini possono funzionare solo se fanno leva su quello che è l'“effetto ricordo” del sistema immunitario. Più questo è lungo, maggiori saranno le garanzie di non ammalarsi di nuovo, come del resto più alto sarà il grado di protezione nel caso di preventiva somministrazione del vaccino.

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