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Covid-19: i filtri Hepa possono ridurre i contagi nei luoghi chiusi

Stando ai risultati raggiunti da una ricerca preliminare, i filtri Hepa installati negli ospedali riducono la concentrazione di particelle virali tra cui il Sars-CoV-2. Tutto ciò ha effetti positivi sulla riduzione della circolazione del Covid.

Salute
Pubblicato il 8 ottobre 2021, alle ore 14:22

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Covid-19: i filtri Hepa possono ridurre i contagi nei luoghi chiusi

Lo si era notato già nei mesi scorsi, ora i risultati di uno studio preliminare lo confermano: i filtri Hepa riducono il rischio di contagio negli ospedali e in tutti gli spazi chiusi in cui non è possibile cambiare costantemente l’aria aprendo porte e finestre.

A illustrarne i risultati è stato Vilas Navapurkar, medico dell’unità di terapia intensiva (ICU) presso l’Addenbrooke’s Hospital di Cambridge del Regno Unito. Da coautore della ricerca, il dottore ha esordito precisando che in quasi due anni di pandemia, gli ospedali sono risultati essere uno dei luoghi in cui la malattia si è diffusa molto velocemente, a dispetto delle elevate precauzioni e dei dispositivi di protezione indossati dal personale medico.

Per cercare di comprendere meglio questo fenomeno, ci si è domandati se i filtri Hepa fossero in grado di ripulire l’aria dagli agenti virali. Tali particelle emesse dai malati, possono rimanere sospese nell’aria a lungo, e se inalate in determinate concentrazioni possono causare nuove infezioni anche nei reparti d’ospedale. 

Alcuni studi condotti in laboratorio hanno dimostrato l’efficacia dei filtri, ma secondo una serie di ricercatori, per avere la matematica certezza della loro bontà sarebbe stato opportuno testarli direttamente sul campo, quindi in ospedale. Il test che si è così deciso di condurre, ha interessato un reparto oltre che una terapia intensiva dedicata ai malati di COVID-19. Durato tre settimane, nei primi 7 giorni ha previsto che i filtri fossero accesi, mentre nei successi 14 giorni dovevano rimanere volutamente spenti.

I ricercatori hanno così potuto evidenziare che nei primi sette giorni in cui i filtri erano in funzione, in reparto non c’era traccia del Sars-CoV-2; la sua presenza è stata invece confermata nel momento in cui i dispositivi di filtraggio erano spenti. Nei reparti di terapia intensiva, indifferentemente che i filtri fossero accesi o spenti, nei campioni d’aria le particelle virali del Covid non erano invece molto presenti. Per chi si è occupato di analizzare i dati, ciò potrebbe essere imputabile al fatto che i pazienti il più delle volte arrivano in reparto diversi giorni dopo la manifestazione dei primi sintomi, quindi in una fase in cui la contagiosità è inferiore

Lo studio che deve essere ancora soggetto a revisione, riconosce quindi l’importanza dei filtri Hepa, che a quanto pare sarebbero però più utili soprattutto nei normali reparti Covid anziché nelle terapie intensive, in quanto diminuirebbero il rischio contagio. Non da ultimo riducono la diffusione di altri agenti patogeni, sia virus che batteri, principali cause di svariate infezioni che è possibile contrarre durante i ricoveri in ospedale

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Ogni dispositivo capace di ridurre la concentrazione di virus e altri agenti patogeni, dovrebbe essere utilizzato negli ospedali per ridurre non solo i contagi da Covid, ma anche qualsiasi genere di infezione. Ogni anno in Italia le infezioni in ambito ospedaliero sono moltissime, basti pensare che nel 2016 hanno provocato la morte di quasi 50.000 persone.

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