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Coronavirus, scoperte le molecole che ci rendono immuni al Covid-19

È stato fatto uno studio che ha scoperto delle molecole in grado di impedire al coronavirus di introdursi nelle cellule umane. La ricerca è stata fatta dall'università Federico II di Napoli e dell'Ateneo di Perugia.

Salute
Pubblicato il 15 giugno 2020, alle ore 19:40

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Coronavirus, scoperte le molecole che ci rendono immuni al Covid-19

Un team di ricercatori dell’università Federico II di Napoli, unito ad un team dell’Ateneo di Perugia, ha identificato una serie di molecole che sono in grado di bloccare il meccanismo di ingresso nel corpo umano del Covid-19: in questo modo il virus non è in grado di bersagliare le cellule umane.

Da quando il virus si è diffuso in Italia ed in tutto il mondo, dall’inizio del 2020 ad oggi, sono iniziati innumerevoli sforzi senza precedenti per cercare di scoprire dei trattamenti in grado di arrestare la progressione della malattia. Lo studio pubblicato sul sito BioRxiv, svolto attraverso un primo screening in silicio (di computazione) sulle librerie di sostanze naturali e di farmaci approvati per l’uso clinico dalla Food and Drug administration, ha permesso l’identificazione di “tasche” funzionali nella struttura della proteina Spike del virus Covid-19, che è quella che permette l’ingresso del virus.

I ricercatori, analizzando tali strutture, sono riusciti a fare una sorprendente scoperta sull’esistenza di sostanze endogene perfettamente in grado di ostacolare il collegamento delle RDB di Spike con il recettore angiotensin-converting enzyme 2. Le molecole di cui parla questo studio sono di natura spiroide oppure degli acidi biliari (sostanze prodotte dal fegato e nell’intestino dal metabolismo del colesterolo).

Gli acidi biliari primari (quelli generati del fegato) riescono a legare con le RGB di Spike mentre gli acidi attualmente usati in terapia (l’acido ursodesossicolico) ed i loro metaboliti impediscono il legame tra RDB e Spike ed Ace 2 del 50%. Lo stesso risultato si riesce ad ottenere utilizzando acidi biliari semisintetici. Contemporaneamente si è scoperto che anche alcuni acidi biliari endogeni, ossia sostanze di origine naturale, come l’acido betulinico o l’acido oleanolico, sono in grado di legare le RDB di Spike e riescono in modo moderato a ridurre il legame con Ace2. Il carnenoato di potassio, che è una molecola a struttura steroidea, riesce  ad interferire con il legame tra Spike ed Ace 2.

Questa ricerca di team di studiosi universitari fa capo alla società Bar Pharmaceuticals srl ed i risultati ottenuti sono stati oggetto di una domanda di brevetto italiano. In sostanza, attraverso queste ricerche, si è scoperto che queste molecole sono in grado di bloccare il legame con il recettore, ossia Spike, affinché l’enzima Ace2 non si unisca e non riesca ad attaccare la proteina da cui parte la malattia, attivando il meccanismo d’ingresso del virus. 

Se scoperta la presenza di un virus pirata in grado di impedire l’ingresso del virus nelle cellule bersaglio, questo virus attacca il recettore umano che viene solitamente colpito dal Covid-19, instaurando un meccanismo di difesa che è in grado di ridurre la capacità del virus con il suo recettore.

Gli scienziati affermano che questo nuovo virus pirata non sarà molto efficace per i pazienti che hanno già la malattia e presentano già delle complicazioni serie ma, in realtà, può essere usato nell’immediatezza dei pazienti entrati in contatto con il Covid-19 poiché riesce ad impedirne lo sviluppo di complicazioni.

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Cosa ne pensa l’autore
Daniela Marella

Daniela Marella - Penso che sia importante per contrastare il coronavirus attaccarlo da tutti i lati: quindi, è indispensabile trovare un vaccino che ci renda immuni ma è anche indispensabile trovare un modo per ridurre le complicazioni su coloro che entrano in contatto con il Covid-19, così da renderlo meno pericoloso e da poterlo rendere controllabile.

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