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Roma

Coronavirus, partita la sperimentazione del vaccino italiano allo Spallanzani di Roma

All'ospedale Spallanzani di Roma è partita la sperimentazione del vaccino italiano di "ReiThera". La prima dei 90 volontari, è una donna di 50 anni.

Salute
Pubblicato il 24 agosto 2020, alle ore 13:17

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Coronavirus, partita la sperimentazione del vaccino italiano allo Spallanzani di Roma

La pandemia da Coronavirus in Italia, sta degenerando. Dopo aver vissuto qualche mese in cui gli infetti erano decisamente calati, adesso la situazione è tornata a farsi seria. La curva dei contagiati ha subito un’impennata al rialzo, preoccupando e non poco. Indubbiamente, le vacanze estive, il mancato rispetto delle norme anti covid, hanno inciso e anche tanto sul complesso andamento attuale.

Mentre la situazione è quella sopra descritta, la scienza continua a lavorare incessantemente per mettere a punto il vaccino, utile per sconfiggere il mostro invisibile e letale. Il lavoro degli esperti non si è mai arenato e proprio nelle ultime ore, un importantissimo passo in avanti è stato realizzato: sono iniziati i primi test del vaccino tutto italiano.

Nello specifico, 90 volontari hanno deciso di sottoporsi al vaccino realizzato dall’azienda “ReiThera”. La prima a cui sarà iniettato il vaccino è una donna di 50 anni che, si è recata all’ospedale Spallanzani di Roma e proprio lì le sarà somministrata la cura in via sperimentale. La donna ha preferito restare nell’anonimato e dopo l’iniezione dovrà restare in osservazione per 4 ore.

In origine, i candidati volontari erano 5mila ma ne sono stati selezionati solo 90. Il criterio fondamentale per la scrematura, ha riguardato un perfetto stato di salute degli individui. Dunque, solo chi gode di ottima salute è stato selezionato. Dopo la somministrazione, i volontari verranno sottoposti a otto visite nell’arco di sette mesi per controllare che non si presentino effetti collaterali.

Se i test saranno superati, le prime immunità ci saranno in primavera. La “ReiThera” inoltre, ha una possibilità di produzione molto vasta e dunque, se il test dovesse andare a buon fine, darà la priorità all’Italia. La prima volontaria ha rilasciato lacune dichiarazioni, asserendo: “Ho voluto fare questa scelta perché devo andare all’estero per lavoro, nel Golfo Persico. Credo nella scienza italiana. Spero che questo mio gesto serva, e spero che le persone siano più responsabili“.

Osservando qualche dato statistico, notiamo che dei 90 volontari questi presentano un’età compresa tra i 18 a più di 65 anni. Nello specifico è possibile effettuare una scissione in due classi differenti e nella prima, troviamo un range che va dai 18 ai 55 anni, mentre nella seconda gli over 65. Testare un vaccino in questa ultima fascia d’età è poco comune nella fase uno e anche questa è una sperimentazione davvero interessante.

Oltre allo Spallanzani di Roma, parte dei test avverranno anche al Policlinico Rossi di Verona. Insomma, le premesse ci sono tutte e come dichiarato da Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani: “Se tutto andrà per il meglio e termineremo questa sperimentazione entro l’anno, potremmo avere il vaccino in primavera su base commerciale“. 

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Cosa ne pensa l’autore
Tonia Sarracino

Tonia Sarracino - Personalmente credo che un importante passo in avanti sia stato fatto, per la scienza ma anche per l'umanità che così facendo avrà la possibilità di fronteggiare concretamente il Coronavirus. A mio avviso vanno ringraziati non solo i 90 volontari selezionati, ma tutti i 5000 che si erano resi disponibili. La sperimentazione è partita e speriamo che buone notizie giungeranno in fretta.

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