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Coronavirus: i pazienti proni respirano meglio

Il medico che ebbe, per primo, l'idea di mettere i pazienti coricati a pancia in giù spiega le sue motivazioni, raccontando che inizialmente veniva deriso.

Salute
Pubblicato il 19 marzo 2020, alle ore 16:56

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Coronavirus: i pazienti proni respirano meglio

Le immagini strazianti delle terapie intensive degli ospedali di tutta Italia hanno fatto il giro di tutti i telegiornali; ma la cosa che maggiormente è saltata all’attenzione, dopo il numero elevato dei pazienti, è stata la loro posizione nel letto: essi sono, infatti, sdraiati a pancia in giù. Tale tecnica, secondo gli esperti, permette una migliore ossigenazione dei polmoni, permettendo una maggiore possibilità di sopravvivenza.

Ad avere, per primo, l’intuizione di utilizzare la tecnica sui malati di Sars-Cov-2 è stato Luciano Gattinoni, per anni primario del Policlinico di Milano. “E pensare che all’inizio ridevano tutti di quella manovra...”, avrebbe commentato il medico, durante un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.

Lo stesso spiega che, inizialmente, si pensava che le gravi insufficienze respiratorie interessassero tutto il polmone per intero, successivamente si sono accorti che la parte ad essere interessata era quella più vicina alla colonna vertebrale: “La parte superiore del polmone era piena d’aria”. “Immagini un tondo, metà chiuso e metà aperto” continua Gattinoni “avevamo pensato che mettendo il paziente a pancia in giù il sangue sarebbe andato nella parte aperta e ci sarebbe stata una ossigenazione migliore. E questo in effetti succedeva“.

Dopo una seconda tac, però, i medici hanno capito che il miglioramento non era dovuto solamente all’ossigenazione, ma soprattutto al fatto che la posizione prona consente alle forze di distribuirsi in modo più omogeneo: “Pensi ad un polmone sottoposto all’energia meccanica del respiratore, è come se gli venissero dati continui calci: tam, tam, tam. Ovviamente più questa forza viene distribuita omogeneamente, meno danni fa”.

Adesso, la tecnica, viene utilizzata in tutto il mondo ma l’origine è merito del Gattinoni; esso ebbe l’idea dalle donne che, al fine di aiutare i propri bambini, li tengono a pancia in giù dando loro dei colpetti sulla schiena. L’unico problema, come afferma lo specialista, è che “Girare così tanti pazienti sta diventando uno stress notevole per il personale”.

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Cosa ne pensa l’autore
Laura Filippi

Laura Filippi - L'idea del dottor Gattinoni si è rivelata estremamente utile anche per i pazienti attualmente malati di Coronavirus, ricoverati nei reparti di terapia intensiva. L'operazione fisica, però, non deve essere semplice per il personale, anche tenendo conto del fatto che tutti gli ospedali sono, al momento, sovraffollati e motivo di grande stress.

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