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Coronavirus, cinque misteri ancora irrisolti

A sei mesi dallo scoppio dell’emergenza Coronavirus, sul sito di “Nature” si è entrato nel merito dei cinque interrogativi più importanti legati al Covid-19, gli stessi su cui la scienza ancora non è stata in grado di fornire una risposta.

Salute
Pubblicato il 9 luglio 2020, alle ore 15:02

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Coronavirus, cinque misteri ancora irrisolti

Quella che stiamo vivendo in questi mesi è la peggior crisi sanitaria da cento anni a questi parte. Con oltre 12 milioni di persone contagiate in tutto il mondo, la pandemia da Covid-19 ha provocato la morte di non meno di 548mila persone. Medici e ricercatori sono tuttora impegnati in una battaglia volta a bloccare una malattia che nei casi più gravi comporta il ricorso alla terapia intensiva. Se alcune caratteristiche del virus sono già state scoperte, rimangono una serie di misteri ai quali la scienza non è ancora stata in grado di rispondere in maniera convincente.

Ad approfondire i cinque più significativi interrogativi ad oggi irrisolti è stato il sito di Nature, una delle riviste scientifiche più prestigiose a livello planetario. La prima domanda che lascia una serie di dubbi è legata alla differente risposta immunitaria delle persone colpite dalla patologia. A fronte di chi manifesta gravi problemi respiratori che portano alla morte, esistono dei pazienti asintomatici che di fatto non sanno nemmeno di essere stati contagiati. Una ricerca scientifica condotta su 4mila persone ha avanzato l’ipotesi che le persone più sensibili al virus dispongono di una serie di mutazioni genetiche sfruttate dal virus stesso per eludere le difese immunitarie. Altri ricercatori hanno però smentito questa conclusione, affermando che tali mutazioni non sarebbero di per sé sufficienti per giustificare i sintomi più gravi della malattia.

Un altro dubbio riguarderebbe la possibilità di immunizzarsi dal Coronavirus. In altre parole una volta guariti, resta da chiarire se il sistema immunitario avrebbe memoria del SARS-CoV-2, combattendolo efficacemente qualora dovesse ripresentarsi. Al momento è stato solo appurato che chi ha sconfitto la malattia presenta degli anticorpi che con le settimane tendono a diminuire. Per alcuni ricercatori è però possibile ipotizzare che, a fronte di una malattia diffusasi in maniera più vigorosa, gli anticorpi siano più numerosi, andando a costituire uno scudo più duraturo nel tempo. Al momento non è però chiaro quale sia il livello necessario per raggiungere delle difese atte a scongiurare di potersi nuovamente ammalare.

Il terzo interrogativo riguarda le mutazioni del virus. Il continuo processo di replicazione ha determinato diverse varianti, di cui la più diffusa sembra essere quella europea, che stranamente è più contagiosa, ma meno aggressiva rispetto a quella cinese. Su questo ceppo dominante sono state formulate diverse ipotesi, ma si conviene che la variante europea sia meno letale in quanto per sopravvivere, il virus è stato costretto ad evolversi in modo da non dover uccidere l’organismo ospite. Ciò non esclude però che esistano altre mutazioni molto pericolose e letali, di cui non siamo a conoscenza.

C’è poi la questione legata al vaccino. Al momento in fase di sviluppo ne troviamo non meno di 200 tipi, ma non è chiaro quanto saranno efficaci. Molto potrebbe dipendere dalle difese immunitarie di ogni singolo paziente che, come evidenziato poc’anzi, variano in maniera non del tutto chiara da persona a persona. Il che vuol dire che anche nel momento in cui avremo un vaccino, non sarà chiaro quale livello di difesa sarà in grado di assicurare: in alcuni casi potrebbe funzionare solo a metà, ossia potrebbe proteggere dai sintomi più gravi, ma non impedirebbe di venire contagiati e sviluppare altri sintomi più lievi ma comunque debilitanti.

L’ultimo grande mistero è legato all’origine del Coronavirus. Se in molti sono convinti che sia nato da un particolare tipo di pipistrelli, sembra logico ipotizzare che prima di colpire l’uomo sia mutato colpendo qualche altra specie ancora non identificata. Sul punto si è parlato del pangolino, ma al momento non si hanno prove a sostegno di questa ipotesi. Proprio per questo motivo sono in molti a credere che probabilmente non scopriremo mai da dove tutto sia partito.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Pur avendone identificato molte peculiarità, il Coronavirus rimane ancora misterioso. Probabilmente se fosse stato isolato e studiato qualche mese prima, quando si segnalarono i primi contagi, avremmo avuto più tempo per scoprire la sua origine, bloccandone la diffusione. Ora non ci rimane altro che circoscriverlo il più possibile, limitando al minimo i danni che è in grado di arrecare all’umanità.

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