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Aumenta il rischio di sindromi maniacali se si riduce la serotonina

Secondo un recente studio tutto italiano, una produzione insufficiente di serotonina, la molecola della felicità, provoca un aumento del rischio di soffrire di sindromi maniacali.

Salute
Pubblicato il 26 gennaio 2019, alle ore 14:16

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Aumenta il rischio di sindromi maniacali se si riduce la serotonina

La serotonina, conosciuta anche come molecola della felicità o molecola del buonumore, è un neurotrasmettitore che regola gli equilibri umorali del nostro sistema nervoso centrale, i ritmi sonno/veglia, il senso di fame/sazietà, il controllo del peso corporeo. Dal nome stesso è facile intuire che più serotonina si ha in circolo, maggiore è il nostro grado di appagamento e benessere psicofisico. Se il nostro cervello non fosse più in grado di produrre una quantità sufficiente di serotonina, allora scatterebbero sindromi maniacali.

A dirlo è un recentissimo studio italiano pubblicato sulla rivista “Scientific Reports”, che ha dimostrato l’esistenza di un nesso fra la riduzione dei livelli di serotonina nel cervello e l’insorgenza del disturbo bipolare (o disturbo maniaco-depressivo). Grazie a questa indagine, i ricercatori sperano di testare al più presto cure farmacologiche sempre più avanzate.

Lo studio

Il professore Massimo Pasqualetti, del dipartimento di Biologia dell’Ateneo di Pisa, che ha partecipato alla ricerca, ha spiegato: “Abbiamo dimostrato che la seratonina è fondamentale per attenuare lo stress da insulti ambientali provenienti dal mondo esterno; senza di essa il nostro cervello è più attivo e da cui appunto la fase “up” o maniacale che fa da contraltare alla depressione”.

I ricercatori hanno condotto l’indagine scientifica basandosi su una sperimentazione animale condotta su topi da laboratorio; i ricercatori hanno osservato che i topi su cui veniva inibita la produzione di serotonina avevano comportamenti riconducibili a quelli delle persone in fase maniacale, mostrando ad esempio di aver perso il senso del rischio.
I ricercatori hanno osservato anche le cellule nell’ippocampo, dove i geni sono risultati più attivi una volta inibita la produzione di serotonina e quindi in corrispondenza della fase maniacale. Somministrando però ai topi l’acido valproico, un farmaco largamente usato per curare il disturbo bipolare, si è osservato che i loro tratti comportamentali alterati tendevano a normalizzavano.

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Cosa ne pensa l’autore
Francesca Paola Scimenes

Francesca Paola Scimenes - Lo studio condotto dai ricercatori italiani è davvero molto interessante e utile. Infatti, comprendere i meccanismi che conducono alle sindromi maniacali, in questo casi legati alla produzione insufficiente di serotonina, è un primo importante passo verso lo sviluppo di futuri nuovi trattamenti farmacologici, a cui spero si arrivi al più presto.

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