Per trovare nuove soluzioni per affrontare al meglio qualche nuova cura per l’Alzheimer, visto che non ne esistono in grado di far regredire i sintomi e neppure di arrestare il protarsi della malattia, gli scienziati stanno cercando di mettere a punto nuovi metodi per evitare la mettere neurodegenerazione del cervello.
Un nuovo aiuto può venire a quanto pare dalla relina, una proteina che combatte la demenza con efficacia. E’ già risaputo che questa proteina nel cervello rafforza le connessioni sinaptiche, e uno studio condotto sui topi ha mostrato che questa proteina ha una funzione protettiva grazie alla sua azione di potenziamento delle sinapsi, mettendo al riparo dalla loro perdita.
La scoperta è stata fatta dal gruppo guidato dal professor Joachim Herzt del dipartimento di genetica molecolare della University of Texas e del Center for Neuroscience della Albert-Ludwigs-University di Friburgo, che ha anche accertato l’effetto positivo della relina sul cervello dei topi con Alzheimer.
Dopo aver identificato il ruolo della proteina β-Amiloide nella comparsa della malattia, i ricercatori hanno messo in atto una strategia che è quella di attaccare la proteina per non causare l’accumulo tossico o ancora quella di colpire le placche già formate. Il nuovo studio eseguito dai ricercatori ha permesso di rilevare come la relina potrebbe divenire un’arma fondamentale per combattere il rallentamento della malattia. Dopo aver disattivato il gene della relina in topi sani adulti, gli scienziati hanno visto che gli animali continuavano a vivere normalmente e non manifestavano alcun decadimento cognitivo. Ma quando sono comparse le placche gli animali non sono stati capaci di fronteggiare la soppressione sinaptica e hanno manifestato deficit di memoria e di cognizione.
L’Alzheimer è una sfida per gli scienziati: la malattia conta ben 36 milioni di pazienti nel mondo, che sono destinati a triplicare entro il 2050. I ricercatori sono all’opera nel tentativo di sconfiggere la malattia e di eliminare la sua incidenza a livello mondiale. L’Alzheimer si manifesta con più facilità con l’avanzare dell’età, e una persona su cinque oltre gli 80 anni ne è affetta. Solo in Italia vi sono sono oltre 500.000. pazienti malati di Alzheimer.
I risultati dello studio, appena apparso su Science Signaling, suggeriscono che la relina potrebbe aprire la strada verso nuove tecniche di prevenzione o di rallentamento della progressione della malattia.