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Alzheimer: il metodo protesico per cercare di mantenere la propria identità

L'Alzheimer è una malattia sempre maggiormente presente, non esiste ancora una cura ma si stanno studiando nuove terapie per migliorare la qualità di vita delle persone che ne sono affette.

Salute
Pubblicato il 23 settembre 2019, alle ore 12:28

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Alzheimer: il metodo protesico per cercare di mantenere la propria identità

L’Alzheimer è la più comune forma di demenza degenerativa che si manifesta maggiormente in pazienti con età superiore ai 65 anni. Negli ultimi anni sono aumentati di casi di Alzheimer basti pensare che solo in Sicilia sono oltre 55mila. I fattori di rischio per la comparsa della malattia si dividono in due gruppi: fattori non modificabili -genetica, senilità e sessi- e fattori modificabili -fumo, abuso di alcool, obesità o traumi-. I prinicpali sintomi sono: perdita di memoria, confusione su tempo e luogo, cambiamenti d’umore, difficoltà nel prendere una decisione e difficoltà nello svolgere semplici compiti quotidiani.

Nel morbo di Alzheimer le prime cellule a morire sono quelle che risiedono nella zona profonda del cervello adibita al controllo delle emozioni e della memoria. Nella seconda parte della malattia viene colpita la zona parietale della corteccia, per questo si ha difficoltà nel riconoscere persone o luoghi e si possono manifestare allucinazioni. Poi viene colpita la zona temporale che controlla il lunguaggio quindi il soggetto colpito avrà problemi ad esprimersi a seconda del deconso della malattia. Alla fine della malattia verrà colpito il cervelletto che controlla i movimenti involontari, il soggetto non avrà più percezione del caldo e del freddo, positivo o negativo e la morte prenderà presto il sopravvento.

Non esiste ancora una cura ma la psicologia sta aprendo le porte a nuove terapie come il “metodo protesico“. Quest’ultimo si basa sulla ricostruzione degli ambienti familiari del paziente che rievocano i suoi ricordi ed i suoi affetti così da mantenere in vita l’identità della persona nonostante la malattia degenerativa.

La struttura sanitaria Karol ha attuato il metodo terapeutico allestendo la stanza del paziente con elementi che rievocano il suo passato. Un esempio è la stanza allestita per un ex giocatore del Palermo che attualmente ha oltre 80 anni; la sua stanza è stata allestita con figure di giocatori, magliette e gadget che ritraggono la sua squadra.

I pazienti affetti da Alzheimer spesso risultano aggressivi a causa dello stress che la malattia comporta; questo nuovo metodo fornisce il relax necessario al paziente per migliorare la propria qualità di vita.

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Cosa ne pensa l’autore
Chiara Venditti

Chiara Venditti - le malattie che colpiscono il cervello sono difficili da gestire, mettono in difficoltà sia la vita del paziente sia la vita di chi se ne prende cura. E' necessario trovare nuove tecniche per migliorare l'esistenza delle persone, nessuno ha il desiderio di ricevere una malattia e per questo i più fortunati hanno l'obbligo morale di starvi accanto

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