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Allarme antibiotici in Italia: il 50% viene consumato negli allevamenti

Secondo uno studio condotto dai ricercatori del Policlinico Gemelli, la diffusione di antibiotici negli allevamenti contribuisce alla resistenza ad essi negli animali e sull’uomo.

Salute
Pubblicato il 25 agosto 2019, alle ore 11:43

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Allarme antibiotici in Italia: il 50% viene consumato negli allevamenti

Dai dati raccolti dal Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza, tramite uno studio condotto da alcuni ricercatori, è emerso che in Italia metà degli antibiotici consumati viene usato sugli animali, in particolare negli allevamenti di tacchini, polli e suini.

Tale studio evidenzia il problema sempre più diffuso dell’antibiotico-resistenza in ambito animale, con il conseguente pericolo della propagazione di batteri dall’animale all’essere umano tramite alimenti o contatto diretto. La diffusione di batteri può portare all’insorgere di salmonella, Escherichia coli e altre malattie difficili da debellare.

Antibiotico-resistenza: fenomeno da arginare

Il docente di Igiene Generale e applicata, Walter Ricciardi spiega che nutrendoci con uova, pollame, carne di maiale e tutto ciò che deriva da essi (come ad esempio il prosciutto), si ingerisce parte di genoma modificati che ovviamente entrano nel nostro Dna, questo induce al trasferimento dell’antibiotico-resistenza. Questo comporta l’aumento di infezioni incurabili nell’uomo: “l’Italia continua a peggiorare rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea” ha dichiarato il docente dell’Università Cattolica.

Spesso gli antibiotici vengono somministrati ad animali sani soltanto a scopo preventivo, ecco perché si necessita di più controlli soprattutto in ambito regionale da parte dell’Asl con un controllo più serrato su allevamenti e veterinari. Inoltre, come illustra il Walter Ricciardi dal 2017 in Italia esiste un Piano del Ministero della Salute sull’antibiotico-resistenza mai messo in atto. “Se esiste una legge che vieta di prescrivere antibiotici agli animali se non sono malati, è chiaro che asl e veterinari devono controllare. E’ una questione di salute pubblica, il meccanismo deve partire”, dichiara il docente. 

La ricerca illustra come ad esempio la salmonella abbia già ceppi molto resistenti a diversi tipi di antibiotici, così come l’Escherichia Coli. Quest’ultimo è un batterio presente in tutti gli animali allevati in Italia, si stima infatti che esso abbia una percentuale di insorgenza del 73% tacchini, 56% polli, 37,9% suini. In Europa, in particolare Svezia e Olanda, medici e veterinari hanno ridotto drasticamente il fenomeno farmaco-resistenze anche negli ospedali, grazia alla consapevolezza del problema.

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Cosa ne pensa l’autore
Serena Spaventa

Serena Spaventa - Si parla già da molti anni di questo fenomeno della resistenza agli antibiotici, sia nell'uomo che negli animali con conseguente insorgenza di infezioni difficili da eliminare. Soprattutto nella nostra vita quotidiana facciamo un uso spropositato di farmaci e la diffusione di essi anche negli animali non fa altro che creare problemi alla nostra salute. C'è bisogno davvero di più controllo e di un uso razionale dei medicinali.

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