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Resta poco tempo per fermare l’imminente estinzione della balena franca del Nord Atlantico: muore per mano dell’uomo

La balena franca del Nord Atlantico sta drammaticamente scomparendo: impigliata nel campo minato delle reti da pesca, uccisa in collisioni navali ed affamata a causa dei cambiamenti climatici.

Natura e Animali
Pubblicato il 13 settembre 2019, alle ore 11:56

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Resta poco tempo per fermare l’imminente estinzione della balena franca del Nord Atlantico: muore per mano dell’uomo

Secondo il rapporto di Oceana, organizzazione senza scopo di lucro dedicata alla conservazione degli oceani, la balena franca del Nord Atlantico è destinata ad estinguersi, a meno che non si faccia al più presto qualcosa per salvarla: sono rimasti solo 400 esemplari nel mondo e negli ultimi 2 anni le morti sono state addirittura 28, come confermato dalla Direttrice Whitney Webber.

Terribile la causa delle scomparse che si verificano negli ultimi anni: non più per cause naturali, bensì come risultato di pesca, nautica e cambiamenti climatici che ne decimano la sua alimentazione: preda di innumerevoli uccisioni per mano dell’uomo, a causa della sua vita a riva che ne tratteggia il ritratto di facile preda, ultimamente incontra la morte anche incastrandosi tra il milione di lenze e trappole con linee verticali, ancorate alle boe per permetterne il sollevamento.

La sua caccia è stata intelligentemente bandita nel 1935 ma ciò purtroppo non è stato sufficiente ad arrestarne la decimazione: come ha sottolineato Webber, si tratta oramai di un campo minato che dal 2017 ne ha visto scomparire l’8% della popolazione.

Inoltre il plancton di cui sono ghiotte, della tipologia Copepoda, sembrerebbe in fase di allontanamento verso le acque fredde del nord, lasciando la balena senza sufficiente nutrimento: ciò concorre all’ulteriore drammatico tasso di natalità che oramai è giunto a livelli minimi. La maturità sessuale infatti, raggiungibile dopo 10 anni di vita, permette un solo figlio ogni 3-5 anni ma lo stress derivante da questa vita di stenti lo ha protratto a 10 anni.

Vista la drammatica situazione in corso, i ricercatori hanno costituito un archivio dettagliato, catalogando questi meravigliosi esemplari uno ad uno per anni, proseguendo anche nelle generazioni successive ma le morti che oramai si susseguono, ne stanno tragicamente determinando il crollo: tra uccisioni dovute a scontri navali, ferite letali delle lenze e mancanza di cibo, il massacro è orribilmente in corso di proseguimento.

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Cosa ne pensa l’autore
Lara Tubia

Lara Tubia - Confido di aver fatto una fatica impressionante a scrivere questo articolo: ogni riga ed ogni parola mi portava ad uno sconforto totale per il destino di queste creature meravigliose. Amante degli animali e della natura fino al midollo, mi chiedo come si possa arrivare a questi livelli: possibile che l’uomo non abbia quel minimo di coscienza tale da trovare delle soluzioni adeguate affinché non si arrivi alla loro estinzione? Facciamo qualcosa prima che sia troppo tardi! Spero che ad esempio l’industria produttrice delle reti di pesca possa trovare al più presto un’alternativa, come un materiale meno pericoloso o facilmente biodegradabile che possa preservare al contempo sia i pescatori che la vita di questi animali, così come si possano prevenire le collisioni navali con un sistema di sorveglianza che permetta di percepire la prossimale presenza delle balene. Possibile che con la tecnologia degli ultimi anni non sia stato possibile trovare una soluzione, o per caso non si è voluto, credendo erroneamente che l’interconnessione uomo-natura non affondi le sue radici nella nostra stessa esistenza?

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