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Napoli

Pocho, il cane antidroga condannato a morte dalla Camorra

Pocho, il Jack Russel Terrier idolo della questura di Napoli, da diversi anni permette, grazie al suo eccezionale fiuto, il sequestro di ingenti quantità di sostanze illegali in tutta la provincia di Napoli. La Camorra ha ora messo una taglia sulla sua testa.

Natura e Animali
Pubblicato il 28 ottobre 2018, alle ore 18:36

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Pocho, il cane antidroga condannato a morte dalla Camorra

Assoldato in qualità di cane anti-droga, è la stella della sezione narcotici della Questura di Napoli ed è un asso nel suo campo. Grazie al suo fiuto “stupefacente” Pocho, un Jack Russel Terrier di circa 8 anni, rappresenta un ostacolo quasi insormontabile per il traffico di sostanze stupefacenti a Napoli e provincia. Nell’ambiente della malavita è considerato l’incubo degli spacciatori, grazie ai positivi esiti conseguiti nelle aree ad alto indice criminale, come ad esempio i quartieri di Scampia e Ponticelli. Pocho ha indossato la divisa quando aveva 8 mesi. Oggi le sue imprese sono celebrate sulle pagine social della Questura di Napoli.

Nel 2009 il cucciolo di Jack Russel fu acquistato da un medico di Fuorigrotta in un allevamento. Era amato da tutta la famiglia e fu chiamato Pocho, dal soprannome del calciatore Ezequiel Lavezzi, idolo dei tifosi del Napoli. Ma dopo otto mesi la famiglia ha dovuto rinunciare alla sua compagnia perché il figlio più piccolo del medico era allergico al suo pelo. Così fu donato alla polizia e al centro di addestramento hanno subito compreso le sue enormi potenzialità. È stato assegnato al centro cinofili di Napoli e all’attuale conduttore, Sandro.

La carriera di Pocho e la taglia sulla sua testa

Nel corso dei suoi anni di servizio Pocho ha permesso agli agenti di sequestrare quasi 2 tonnellate di stpefacenti, mandando in fumo un giro d’affari di milioni di euro e ricevendo per questo finanche un encomio: nel 2011 è stato infatti premiato, insieme al suo conduttore, dal Questore Merolla, nel corso della Festa della Polizia tenutasi al Teatro San Carlo. L’ultimo colpo lo ha messo a segno poche settimane fa, durante un’operazione a Nocera Inferiore, nel salernitano, nel corso della quale ha scoperto 30 chili di cocaina purissima. Basta che Sandro, il poliziotto che lo guida e con il quale ha una forte intesa, gli dia il comando “cerca” e Pocho scatta come un fulmine puntando il naso verso il luogo in cui è nascosta la droga. I due adesso vivono assieme, il Ministero ha autorizzato il poliziotto a portare a casa Pocho, il quale non fa un passo se non è Sandro ad ordinarglielo. Una simbiosi perfetta che ha generato una scia di risultati incredibili.

Ora sul piccolo eroe in divisa c’è una taglia. La Camorra, che ha provato in tutti i modi ad eliminarlo, con polpette avvelenate, bustine per topi e cibo con droga, ora lo ha condannato a morte, dal momento che Pocho è stato addestrato a non mangiare quando è in servizio e continua, quindi, a scovare la droga negli anfratti più nascosti delle vie di Napoli, grazie anche alla sua piccola stazza, dalla quale deriva il suo nome, che gli permette infatti di infilarsi nei luoghi più stretti e difficili, quali cunicoli, armadi o container. Piccolo e svelto, non si è mai lasciato distrarre da nulla, neanche dalle cagnoline in calore che la malavita ha strategicamente posto sulla sua strada allo scopo di risvegliare i suoi ormoni. Integerrimo, va dritto per la sua strada e Sandro lo premia sempre facendolo giocare con una pallina, con tante carezze e con i biscotti di cui è ghiotto.

Il poliziotto, suo conduttore e suo compagno di vita, racconta vari episodi che hanno visto Pocho protagonista, come ad esempio quando a Scampia fu capace di trovare delle stecche di hashish infilate in un casatiello. “Mi fece capire che lì c’era droga e aspettò seduto il suo biscotto-premio senza sfiorare il rustico“, racconta Sandro sorridendo. Oppure “quando è riuscito a scoprire che in un biberon di un bambino di pochi mesi non c’era latte in polvere ma cocaina” o ancora “quando è stato in grado di fiutare marijuana chiusa in una busta sigillata sottovuoto in un box chiuso e distante otto metri dal posto in cui si trovava“. Pocho tra circa un anno andrà in congedo ma gli spacciatori non dormono sonni tranquilli nel frattempo, dal momento che in un anno sono tante le partite di droga che Pocho può fiutare e di conseguenza la bestiola resta nel mirino della malavita. Intanto si cerca il suo degno erede.

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Cosa ne pensa l’autore
Marcella Chimenti

Marcella Chimenti - Il piccolo-grande cane Pocho è un esemplare davvero eccezionale. Nel suo piccolo, e grazie anche a questa sua particolarità, il cane poliziotto ha contribuito al sequestro di notevoli quantità di sostanze stupefacenti e ha così "derubato" la malavita di milioni di euro nel corso della sua carriera. Come lui, sono molti i cani che svolgono questo mestiere e che, insieme ai loro conduttori, rischiano la vita ogni giorno per privare i delinquenti delle loro sostanze generatrici di soldi e di morte.

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