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Nuove frontiere per lo studio dei modelli animali

In una società sempre più coinvolta da fenomeni patologici a carattere neoplastico, si fa strada ampiamente la classificazione di modelli animali come comparazione di patologie umane, creando spaccature di pensiero.

Natura e Animali
Pubblicato il 19 giugno 2018, alle ore 13:00

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Nuove frontiere per lo studio dei modelli animali

Un fatto quotidiano, ormai, è che nel mondo una delle cause di morte più frequente riguarda le neoplasie, questo perché aumentano i fattori che promuovono il fenomeno della cancerogenesi, ossia la formazione di nuovo tessuto neoplastico. Per definizione, la neoplasia è una neoformazione di tessuto, costituito da cellule atipiche, che non hanno una finalità ben precisa, che crescono illimitatamente ed irreversibilmente in molti casi.

Le neoplasie, meglio noti come tumori, sono quindi diventati uno dei punti centrali della ricerca scientifica, la quale si affanna a cercare di scoprire qualcosa di nuovo sui meccanismi biochimici e molecolari di questi “Mostri” con i quali molte persone si trovano a combattere e, talvolta, anche a vincere.

Modelli Animali

La sperimentazione su modelli animali assimilabili all’uomo, di solito, crea delle controversie nella società, ma è ampiamente accettato dalla comunità scientifica, che lo ritene uno step molto importante per passare alle fasi successive di sperimentazione.
Ovviamente, la sperimentazione su modelli animali, prevede delle limitazioni sia al numero di animali da laboratorio possibili che dal punto di vista etico bisogna evitare la sofferenza il più possibile.

Questo lo si può fare tramite una regola molto importante per chi ha a che fare con animali da laboratorio che vengono sottoposti a trattamenti per la sperimentazione di nuove cure trasponibili all’uomo, tale regola prende il nome di Regola delle 3 R, ossia:

  • Replacement, ossia quando possibile sostituire le cavie da laboratorio, con esperimenti in vitro, cioè quando è possibile effettuare dei test direttamente sulle cellule anziché sugli animali;
  • Reduce, cioè utilizzare il minor numero di modelli animali per la sperimentazione, evitando così di causare una moria troppo grande;
  • Refinement, cioè di, una volta assodato che non è possibile utilizzare altre strade e quando è stato deciso il minor numero possibile di modelli animali da usare, limitare la quantità di sofferenze dell’animale, nel pieno rispetto dell’etica e della vita animale.

Tipologie di Modelli Animali

Si potrebbe parlare all’inifinito di modelli animali, ce ne sono di diversi tipi e di diverse specie, molte delle quali con una somiglianza del DNA 99% a quello umano. Vediamo in dettaglio alcune di queste specie:

  • Cani, il cui sequenziamento genomico, ha portato alla consocenza del fatto che il loro DNA è al 99% simile a quello umano e che quindi, le patologie canine, comuni anche all’uomo, hanno una stessa funzionalità sia Biochimica che Molecolare, e questo ha portato gli studiosi ad incentrare, alcune delle loro ricerche, su modelli animali. Un esempio? l’osteosarcoma canino;
  • Gatti, principalmente per lo studio del cancro alla mammella, il quale risulta essere, praticamente, trasponibile a quello umano. così come è stato per l’osteosarcoma;
  • Ratti, che hanno una somiglianza veramente eccezionale con il genoma umano, anche per quanto riguarda le caratteristiche molecolari. E’ infatti risaputo che, i ratti, ma più generalmente i topi, sono stati utilizzati come modelli per la sperimentazione di nuove frontiere terapiche per l’uomo, riuscendo, in determinati casi, a permetterci di raggiungere la tanto agognata terapia farmacologica.

Scetticismo si, ma con misura

Molti, come già detto si reputano scettici nei confronti di questo argomento, sparando sentenze sui ricercatori, i quali, non sanno come difendersi per riuscire a inculcare nella mente delle persone che, utilizzare questi modelli animali per lo studio di patologie umane, riesce a dare una terapia per alleviare le sofferenze di chi soffre di questo tipo di patologie a carttere invasivo, o infiltrativo, e che potrebbe condurci, un giorno, ad una esistenza priva di svariate malattie, così come lo è stato in passato per altri tipi di malanni, che hanno causato una moria apocalittica alla specie umana.
Talvolta, quindi, bisognerebbe lasciare da parte lo scetticismo per dare spazio alla razionalità.

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Cosa ne pensa l’autore
Pasquale Alicandro

Pasquale Alicandro - Di tutta questa faccenda, io penso che le persone dovrebbero avvicinarsi di più al mondo scientifico e pensare che queste metodiche possono condurre a salvare la vita di molte persone, anche dei loro familiari, malauguratamente dovessero ammalarsi di queste patologie. Non bisogna sparare a zero su persone che, giorno dopo giorno, sperano di trovare un rimedio ad uno dei peggiori mali del nostro secolo, una piaga che non ha precedenti, causata d'altronde dalla nostra incoscienza nel gestire il nostro pianeta, ma allo stesso tempo pensando di non poter fare a meno di alcuni oggetti inquinanti, tipo automobili, mezzi pubblici, apparecchi elettronici. A parer mio, dato che le patologie ci sono e che, come lo è per ogni cosa, sono in continua evoluzione, perché non lasciar lavorare i ricercatori, come me, per apportare modifiche alle odierne terapie farmacologiche, rendendole più personalizzabili e più mirate verso determinate specie di malanni?

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